Questo capitolo conclusivo assume un tono intimo, autobiografico e profondamente etico. Enrique Dussel riflette sulle razones para aceptar el cargo de Rector dell’Università Autonoma di Ciudad Juárez (UACJ) negli anni Novanta – non come un semplice incarico amministrativo, ma come un acto de responsabilidad filosófica y política. Lungi dall’essere un passo laterale rispetto al suo percorso di pensatore critico, questa scelta è presentata come una coerente estensione della sua Filosofía de la Liberación nel campo dell’istruzione, della gestione pubblica e della costruzione di comunidades intelectuales des-coloniales.
Dussel chiarisce subito che non si tratta di ambición personal, ma di una llamada ética (chiamata etica): di fronte alla crisi dell’università pubblica – sempre più subordinata alla logica del mercato, alla competitività e alla specializzazione tecnocratica (razionalità strumentale) – egli sente il dovere di difendere un’altra idea di sapere. L’università, per lui, non deve formare recursos humanos (risorse umane) per il capitalismo (fetichismo), ma sujetos críticos, solidarios y creativos, capaci di pensare il mondo dal locus enuntiationis delle víctimas (exterioridad).
Accettare la Rectoría significa, dunque, assumere su di sé il peso de la transformación institucional. Dussel descrive le sfide quotidiane: resistere alle pressioni del poder político y económico, promuovere l’apertura all’alteridad (in particolare alle culture indigene e alla pluralità del Sur), riformare i curricula per decostruire l’eurocentrismo, e soprattutto reponer al centro la dimensión ética del saber. Ogni decisione amministrativa – dal bilancio alla selezione dei docenti – diviene un acto filosófico.
Il capitolo si connette alla sua riflessione sulla leadership ética: il rettore non è un manager, ma un servidor de la comunidad universitaria. La sua autorità deriva non dal potere formale (principio-dominio), ma dalla coherencia entre pensamiento y acción (práxis). In questo senso, Dussel applica alla pratica accademica il principio levinasiano della responsabilidad hacia el Otro: ogni studente, ogni docente, ogni lavoratore dell’università è un Volto che interpella.
Inoltre, la sua esperienza come rettore diviene una prova concreta della trans-modernidad en acto: dimostra che è possibile costruire istituzioni diverse, radicate nella realtà locale ma aperte al diálogo global, critiche verso il sistema ma creative nella proposta. L’università trans-moderna non rifiuta la scienza o la tecnologia, ma le subordina al bien común y a la justicia (principio-liberazione).
Infine, Dussel conclude con un invito: l’intellettuale non può limitarsi a commentare il mondo; deve asumir responsabilidades concretas, anche scomode, per trasformarlo. Accettare la Rectoría è stato, per lui, un modo per encarnar la filosofía – non come teoria chiusa, ma come práxis de liberación.
Quest'opera propone una radicale decolonizzazione del pensiero filosofico, partendo dalle vittime del sistema coloniale-capitalista. Articolata in tre parti, critica la modernità eurocentrica, dialoga con pensieri critici globali e delinea una <em>transmodernità</em> plurale, etica e incarnata, fondata sulla giustizia, il dialogo Sud-Sud e la liberazione.
Il libro Filosofie del Sud – Decolonizzazione e transmodernità di Enrique Dussel è stato pubblicato in Italia nel novembre del 2021
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