
Quando un cittadino ritiene che lo Stato abbia violato uno degli obblighi assunti con la sottoscrizione della Convenzione europea per la salvaguardia dei Diritti dellUomo, può fare ricorso alla Corte europea dei Diritti dellUomo.
La prima operazione da eseguire è quella di inviare una lettera (preferibilmente raccomandata a.r.), indicando le violazioni che si intendono denunciare, a questo indirizzo:
Consiglio d’Europa
F-67075 Strasbourg Cedex Francia
La lettera può essere redatta personalmente dal cittadino, senza seguire particolari formalità e senza l’assistenza dell’avvocato (anche se appare opportuna la consultazione con un legale).
Nella lettera deve essere esposto brevemente l’oggetto delle doglianze, precisando quali siano i diritti garantiti dalla Convenzione violati dallo Stato. Inoltre, è necessario che il cittadino riporti le decisioni adottate a Suo danno dalla pubblica autorità, precisando per ognuna di queste la data e l’autorità che le ha emesse e fornendo cenni sommari sul loro contenuto (nel caso in cui si voglia trasmettere la documentazione, è consigliabile allegare copie degli atti e non gli originali, dato che i documenti inviati non vengono restituiti).
La Corte, nel rispondere al cittadino, trasmette anche un formulario del ricorso da redigere e da spedire in triplice copia entro sei settimane dal ricevimento della comunicazione (anche se -di solito- vengono accettati anche i ricorsi presentati successivamente alla scadenza del termine).
Ben più importante è il termine indicato dall’art. 35 della Convenzione, che ammette il ricorso alla Corte europea solo dopo che siano state esaurite le forme di ricorso nazionali e, comunque, entro e non oltre sei mesi dal giorno della decisione definitiva assunta dall’autorità nazionale.
Si deve precisare che, in virtù di un consolidato orientamento giurisprudenziale della Corte, quando si presenta un ricorso alla Corte di Strasburgo per denunciare l’eccessiva durata della procedura ai sensi dell’art. 6 Conv. non trova applicazione l’iter indicato dall’art. 35, che stabilisce che la Corte può essere adita solo: dopo l’esaurimento delle vie di ricorso interne ed entro un periodo di sei mesi a partire dalla data della decisione interna definitiva.
Inoltre, i giudici di Strasburgo, nell’evidenziare come nel sistema processuale italiano non esista alcun rimedio contro l’eccessiva durata del processo davanti al Giudice Nazionale, ha stabilito che sarebbe assurdo se il cittadino dovesse attendere che la causa fosse decisa in maniera definitiva prima di poter presentare il ricorso per la violazione del principio del termine ragionevole.
Ai sensi dello stesso art. 35, la Corte rigetta le domande anonime, quelle precedentemente esaminate o sottoposta ad un’altra istanza internazionale di inchiesta o di regolamentazione e quelle domande che non contengono fatti nuovi rispetto alle istanze già proposte. Allo stesso modo, la Corte dichiara irricevibile ogni domanda che non sia compatibile con la Convenzione o appaia manifestamente infondata.
Anche se le lingue ufficiali della Corte sono l’inglese ed il francese, il ricorso può essere redatto in una delle lingue ufficiali dei Paesi contraenti (quindi, anche in italiano); una volta che la Corte dichiara ricevibile il ricorso, invece, l’uso esclusivo del francese e dell’inglese diviene obbligatorio, a meno che il ricorrente venga autorizzato ad utilizzare la lingua in cui è stato formulato il ricorso.
Ai sensi dell’art. 34 della Convenzione, i ricorsi individuali alla Corte di Giustizia possono essere presentati da ogni persona fisica, ogni organizzazione non governativa o gruppi di privati che ritenga di essere vittima di una violazione da parte dello Stato di uno dei diritti riconosciuti dalla Convenzione o dai suoi protocolli. Lo stesso art. 34 stabilisce che le Alte Parti contraenti (vale a dire gli Stati firmatari) si impegnano a non ostacolare in alcun modo l’esercizio effettivo del diritto per cui si decide di adire la Corte europea.
I diritti riconosciuti dalla Convenzione quali beni preminenti dell’Uomo sono sintetizzati attraverso l’elenco contenuto dal Titolo I della Convenzione (qui riportati a semplice titolo esemplificativo): il diritto alla vita, il divieto di tortura, il divieto di schiavitù e dei lavori forzati, il diritto alla libertà e alla sicurezza; il diritto ad un equo processo, il principio del nullum crimen sine lege, il diritto al rispetto della vita privata e familiare, le libertà di pensiero, coscienza, religione, espressione, riunione e associazione, il diritto di sposarsi, il diritto ad un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, il divieto di discriminazione, il divieto di abuso dei diritti.
È necessaria la nomina di un legale abilitato all’esercizio della professione forense in uno dei Paesi contraenti ed è previsto un sistema di gratuito patrocino per i non abbienti.
Viene nominato un giudice relatore che esamina il ricorso e che può chiedere al ricorrente tutte le delucidazioni necessarie per esaminare la questione. Quindi, il relatore redige un rapporto che invia o ad un Comitato di tre membri o ad una Camera, a seconda che ritenga il ricorso irricevibile o ricevibile.
La Camera, dichiarato il ricorso ricevibile, ha la facoltà di invitare le parti a presentare altri elementi, nuovi documenti, nonché memorie scritte.
L’udienza di audizione delle parti non è obbligatoria, a tal punto che la Camera può anche decidere di ometterla per velocizzare i tempi del procedimento.
A volte, accade che la causa, invece di svolgersi davanti ad una Camera, sia esaminata dalla Grande Camera: questo accade solo se il ricorso sollevi una grave questione relativa all’interpretazione della Convenzione o dei suoi protocolli, oppure nel caso in cui la soluzione di un caso possa portare ad una sentenza in contraddizione con una decisione precedentemente emessa. Il rinvio alla Grande Corte può avvenire anche su istanza di una delle parti, entro il termine di tre mesi a decorrere dalla data della sentenza di una Camera, in casi eccezionali. La richiesta, quindi, viene proposta ad un collegio composto da cinque giudici della Corte, quando la questione oggetto del ricorso sollevi gravi problemi di interpretazione o di applicazione della Convenzione.
La sentenza emessa dalla Gran Camera della Corte europea dei Diritti dell’Uomo è sempre definitiva. Invece, le sentenze pronunciate dalle singole Camera diventano definitive una volta scaduti i termini per l’impugnazione, vale a dire quando sono trascorsi tre mesi dalla pronuncia, senza che sia stato presentato un ricorso alla Gran Camera. Le sentenze delle camere diventano definitive anche se il Collegio della Grande Camera respinge una richiesta di rinvio formulata secondo l’art.43 (art. 44 Convenzione Europea)
Ai sensi dell’art. 74 del Regolamento della Corte, le sentenze della Corte devono contenere:
- il nome del presidente e degli altri giudici che compongono la camera come pure del cancelliere e del cancelliere aggiunto;
- la data della sua adozione e quella della sua pronunzia;
- ‘lindicazione delle parti;
- il nome degli agenti, consulenti e consiglieri delle parti;
- l’esposizione della procedura;
- i fatti della causa;
- un riassunto delle conclusioni delle parti;
- le motivazioni di diritto;
- il dispositivo;
- se cè stata, la decisione relativa i costi e alle spese;
- il numero di giudici che hanno costituito la maggioranza;
- se del caso, l’indicazione su quale dei testi fa fede.
Le sentenze, inoltre, devono essere redatte in inglese o in francese, salvo il caso in cui decida di emettere la sentenza nelle due lingue ufficiali. Inoltre, l’art. 76 del Nuovo Regolamento stabilisce che una volta pronunciate, le sentenze sono accessibili al pubblico.
Una caratteristica delle sentenze della Corte europea è rappresentata dalla possibilità di stabilire un risarcimento dei danni materiali e morali subiti dal ricorrente, attraverso la disposizione di un’equa soddisfazione alla parte lesa a carico del Paese che abbia violato la Convenzione, così come disposto dall’art. 41: se la Corte dichiara che vi è stata violazione della Convenzione o dei suoi protocolli e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette che in modo incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, quando è il caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa.
I mali dei governi ⋯
Conclusasi con la guerra del Transvaal, un bagno di sangue che nessuno ha tentato né tenta di fermare, la conferenza de L'Aia è servita a una sola cosa: a dimostrare che i mali che affliggono i popoli non possono essere eliminati dai governi, i quali, se pur volessero, non riuscirebbero mai a fare a meno degli armamenti e delle guerre [...] Cosa sono poi questi governi, dei quali gli esseri umani sembrano non poter fare a meno? Oggi essi sono un male inutile, e peggiore di tutti gli spauracchi con cui argomentano la propria indispensabilità [...] Ogni governo per me è semplicemente obbrobrioso, e quelli delle potenze belliche sono l'istituzione più pericolosa che esista al mondo
Lev Tolstoj Pirogovo
Saggio, PoliticaL'universo lusinghiero a nostra immagine ⋯
Se cristianesimo è verità, l'uomo non è il misero verme che si dice, poiché questo verme suscita l'interesse del Creatore dell'universo, il quale si preoccupa di noi e ci segue da vicino. Se Dio fa questo, è molto cortese nei nostri riguardi. Noi non stiamo certo a osservare un nido di formiche, per sapere quali di esse hanno compiuto il loro dovere e quali sono state negligenti. C'è poi la teoria, relativamente moderna, che l'evoluzione cosmica è tutta destinata a procurare quei risultati che noi definiamo buoni, vale a dire quei risultati che ci procurano piacere. È lusinghiero supporre che l'universo sia regolato da un Essere che ha i nostri stessi gusti e pregiudizi.
Bertrand Russell Perché non sono cristiano
Filosofia, Ateismo, SaggisticaLa rivolta come atto di libertà ⋯
La rivolta nasce dal rifiuto di accettare un mondo assurdo; è un atto di libertà che definisce l'uomo contro l'oppressione
Albert Camus L'uomo in rivolta
Filosofia esistenzialista, Saggistica, EticaIl gioco come ricerca dello smarrimento ⋯
Giochiamo a perderci, da bambini. Giochiamo a perderci per tutta la vita. L'uomo conserva, nel suo essere più profondo, quest'ansia pura di eterno smarrimento. L'uomo gioca perché giocando perde; o può perdere qualcosa, e può perdere col gioco qualcosa di sé. L'uomo gioca perché perde; altrimenti non giocherebbe. Quando vuole vincere è per perdere ancora: per perdere ancora di più, e sempre. L'uomo cerca di perdersi, nel gioco come in tutto. E non sempre vi riesce.
José Bergamín Gutiérrez La bellezza e le tenebre
Saggistica, Filosofia, LetteraturaLa ragione è il nostro nuovo dio ⋯
Comandano il nostro comportamento principi eterni: la Verità, la Giustizia, e infine la Ragione. Essa è il nuovo Dio.
Albert Camus L'uomo in rivolta
Filosofia della rivolta, Critica alla modernità, Saggio
Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria
Quest’opera fondamentale dell’Illuminismo italiano è una critica radicale al sistema penale dell’epoca e un manifesto per i diritti umani. Beccaria argomenta contro la tortura e la pena di morte, sostenendo la necessità di un processo equo e di pene proporzionate e certe. Il suo pensiero ha influenzato profondamente la legislazione europea e costituisce la base filosofica di molti diritti garantiti dalla Convenzione europea, come il divieto di tortura e il diritto a un equo processo, rendendolo un testo essenziale per comprendere le radici della giustizia moderna.
Se questo è un uomo di Primo Levi
Una testimonianza imprescindibile sulla violazione totale dei diritti umani. Levi non scrive un saggio giuridico, ma descrive dall’interno l’annientamento della dignità umana nel campo di concentramento di Auschwitz. L’opera mostra cosa accade quando lo Stato nega ogni diritto fondamentale, dal diritto alla vita alla libertà personale. È un monito potente che serve a comprendere il perché dell’esistenza di istituzioni come la Corte europea dei Diritti dell’Uomo, nate proprio per impedire che tali orrori possano ripetersi.
Processo e morte di Socrate di Platone
Questa raccolta di dialoghi (Apologia di Socrate, Critone, Fedone) narra il processo e la condanna di un singolo individuo contro lo Stato. Socrate, accusato ingiustamente, affronta il tribunale di Atene difendendo non solo se stesso, ma il diritto alla libertà di pensiero e di parola. L’opera esplora il conflitto tra la legge, la coscienza individuale e la giustizia. È l’archetipo della lotta di un cittadino per un ricorso effettivo e per un processo equo, temi centrali della Convenzione.







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