Egon SchieleIn questo capitolo, Enrique Dussel si confronta con uno dei testi più complessi e influenti del pensiero critico del XX secolo: Para la crítica de la violencia (1921) di Walter Benjamin. Dussel non si limita a un’analisi esegetica, ma utilizza la riflessione benjaminiana come chiave di lettura per articolare una teoría des-colonial de la violencia y la justicia, capace di distinguere tra violencia opresora e violencia liberadora, tra diritto conservatore e giustizia rivoluzionaria.

Benjamin distingue tra violencia mítica – quella che fonda e conserva il diritto (come la forza dello Stato, la polizia, la pena) – e violencia divina – purificatrice, distruttrice del diritto quando questo si fa strumento di ingiustizia. Dussel accoglie questa distinzione, ma la historiza y politiza (storicizza e politicizza): la violencia mítica è quella del colonialismo, del capitalismo neoliberale, delle istituzioni che legittimano lo sfruttamento e il fetichismo (la Totalidad); la violencia divina (da intendere in senso secolare, come irruzione etica) è quella delle luchas de liberación, che mirano non a riformare il sistema (la violencia conservadora), ma a smantellarne le fondamenta ingiuste.

Il filosofo latinoamericano critica l’interpretazione pacifista e acritica di Benjamin, che vede ogni violenza come moralmente inaccettabile. Per Dussel, questa posizione ignora la violencia estructural insita nel sistema-mundo: la fame, la povertà, lo sfruttamento non sono naturali, ma effetti di una violencia institucionalizada che emana dal Centro e va denunciata e contrastata. In questo senso, la resistencia armada o la desobediencia civil dei pueblos oprimidos non sono atti di barbarie, ma espressioni di una justicia superior al diritto positivo. Questo è il principio-liberación in azione.

Dussel connette la riflessione di Benjamin alla sua nozione di comunidad de las víctimas: quando il sistema giuridico si rivela incapace di proteggere i più deboli – anzi, li criminalizza (encubrimiento) – subentra il derecho a la rebelión, non come vendetta, ma come acto constituyente de un nuevo orden ético. Qui emerge la differenza tra violencia represiva (del principio-dominio) e violencia constituyente (del principio-potencia, il potere dal basso).

Inoltre, Dussel supera l’ambiguità teologica del termine divina usato da Benjamin, proponendo una lettura secular y histórica: la justicia pura non discende dalla trascendenza, ma nasce dalla coscienza politica e morale delle comunidades oprimidas. La critica della violenza, quindi, non può essere astratta, ma deve sempre chiedersi: quién ejerce la violencia? contra quién? a favor de quién? (chi esercita la violenza? contro chi? a favore di chi?).

Infine, il capitolo si conclude con un appello etico: la filosofia non può rimanere neutrale di fronte alla violenza. Deve schierarsi – non con la violenza in sé, ma con la justicia de las víctimas, che a volte, nella storia, non hanno avuto altra arma che la loro stessa resistenza (práxis).

Dussel trasforma la complessa meditazione benjaminiana in uno strumento concettuale per pensare la lucha des-colonial non come caos o mera violencia mítica, ma come espressione di un’etica radicale capace di giudicare il diritto stesso alla luce della dignità umana, attraverso l’analéctica.

Crediti
 Autori Vari
  Quest'opera propone una radicale decolonizzazione del pensiero filosofico, partendo dalle vittime del sistema coloniale-capitalista. Articolata in tre parti, critica la modernità eurocentrica, dialoga con pensieri critici globali e delinea una <em>transmodernità</em> plurale, etica e incarnata, fondata sulla giustizia, il dialogo Sud-Sud e la liberazione.
  Il libro Filosofie del Sud – Decolonizzazione e transmodernità di Enrique Dussel è stato pubblicato in Italia nel novembre del 2021
 SchieleArt •   • 



Citazioni correlate

La grande biblioteca come rifugio dello spirito ⋯ 
I barbari non devono bruciare i libri. La tigre è nella biblioteca. Caro Borges, credetemi, non mi soddisfa lamentarmi. Ma a chi potrebbero essere meglio rivolte queste lamentele sul destino dei libri, della lettura stessa, se non a voi? Tutto ciò che voglio dire è che ci manca. Io lo sento la sua mancanza. La sua influenza decisiva continua. Il nuovo secolo, questo XXI secolo, metterà alla prova lo spirito in nuovi modi. Ma, vi assicuro, alcuni di noi non abbandoneranno la Grande Biblioteca. E voi rimarrete il nostro patrono e il nostro eroe.
 Susan Sontag  Lettera a Borges
 Critica letteraria, Saggio, Lettera


La tenace opposizione della falsa credenza ⋯ 
L'ignoranza si lascia spesso tranquillamente istruire: ma l'errore oppone sempre una dura resistenza e tremenda. Ora contro a questo mostro voi dovrete combattere una perpetua battaglia. Preparatevi dunque ad avere in eterni nemici tutti que' tanti che traggono da esso la loro utilità o fondano sopra di esso le loro speranze.
 Giuseppe Bianchetti  Dello scrittore italiano
 Saggistica, Illuminismo, Critica culturale


La ragione per cui si combatte ⋯ 
La differenza tra il rivoluzionario e il terrorista risiede nella ragione per cui combatte.
Per chi sta da una causa giusta e combatte per la libertà e la liberazione della sua terra dagli invasori, i coloni e colonialisti, non può essere chiamato terrorista, altrimenti gli americani nella loro lotta per la liberazione dai colonialisti britannici sarebbero stati terroristi; la resistenza europea contro il nazismo sarebbe stato terrorismo, la lotta dei popoli asiatici, africani e latino-americani sarebbe terrorismo, e molti di voi che sono in questa Assemblea sono stati considerati terroristi.
 Yasser Arafat  Discorso all'ONU
 Politica, Discorsi, Storia contemporanea


Il credito invisibile del lavoro ⋯ 
In tutti i paesi con un sistema di produzione capitalistico, il lavoro viene pagato solo alla scadenza del contratto d'acquisto, ad esempio alla fine di ogni settimana. Ovunque, l'operaio anticipa al capitalista il valore d'uso della forza lavoro; questi permette al compratore di consumarla prima di aver ricevuto il pagamento del prezzo corrispondente. Ovunque è l'operaio che concede credito al capitalista. Che questo credito non sia immaginario lo dimostra non solo la perdita occasionale del salario accreditato quando il capitalista fallisce, ma anche una serie di effetti di carattere più duraturo.
 Karl Marx  Il Capitale
 Economia politica, Filosofia politica, Saggistica


Arroganza del merito individuale ⋯ 
La meritocrazia genera arroganza tra i vincitori e umiliazione tra i vinti. Quando crediamo che il successo sia solo merito nostro, dimentichiamo i debiti che abbiamo verso la comunità che ci ospita.
 Michael Sandel  La casta dei meritevoli
 Filosofia, Etica pubblica


Articoli correlati di Autori Vari
Tags correlati
Chiavi correlate
Categorie correlate
Riferimenti
Valuta:

Media: 0 (0 voti).