
Le ondate antiscientiste dipendono, epoca per epoca, da scarse confidenza e dimestichezza con le scienze. È vero che si ha paura di ciò che non si capisce esattamente come abbiamo paura del buio, ma è vero altrettanto che esiste qualcosa chiamato scuola italiana.
Il Piano nazionale informatica (Pni), voluto da Franca Falcucci, ministro dell’Istruzione, a metà degli anni Ottanta, era stato pensato per insegnare i rudimenti di programmazione a studenti e studentesse delle scuole superiori. Cosí è stato per molti, e per me. Mi sono diplomata nel 1996 al Liceo Scientifico Leon Battista Alberti di Minturno, indirizzo Pni, sapendo programmare in Pascal, e conoscendo rudimenti di Assembler.
La riforma di Letizia Moratti, ministro dell’Istruzione, a circa vent’anni dal Piano nazionale informatica, propagandava – non trovo esatto nessun altro verbo – la scuola delle «tre I». Impresa, Inglese e Informatica (non ricordo in che ordine). In questa nuova idea di informatica, studenti e studentesse, cittadini e cittadine a venire, non erano piú chiamati a programmare ma a conseguire la Ecdl (European Computer Driving Licence), dunque a imparare l’utilizzo di un pacchetto applicativo. Imparare a essere utenti consapevoli. Utenti e non programmatori.
La riforma Falcucci e quella Moratti sono antipodali rispetto all’idea di istruzione e, in fondo, anche a quella di cultura. Nella proposta Falcucci, la teoria e la prassi dell’informatica si compenetrano e si rafforzano. A scuola si impara cioè che teoria e prassi non hanno differente natura e, dal punto di vista culturale, il principio che passa è che alla cultura si partecipa. La cultura non è intoccabile, altra e irraggiungibile, la cultura è fatta da chi e con chi vi partecipa. La scienza stessa è cultura, e dobbiamo lavorare perché questa coscienza la abbiano tutti. Gli studi scientifici hanno sbocchi tecnologici, l’avanzamento tecnologico richiede studi scientifici, e si impara dunque, giorno per giorno, che la tecnologia non coincide con i dispositivi.
L’indirizzo della riforma Moratti è diverso, l’effetto è quello dei signori viaggiatori divenuti gentili clienti negli annunci sonori sui treni. Il fine appare non tanto la comprensione e il contributo del singolo, ma il completamento di un percorso volto a ottenere un titolo, un marchio, un bollino (torniamo al discorso sulle merci). Partecipare o ricevere, pensare di poter contribuire o non pensarci affatto. Giocare o eseguire. Esercitarsi a capire o trovare la soluzione. Cercare la soluzione o avere ragione. Esseri umani considerati viventi o merci non viventi. Ha vinto la riforma Moratti.
La governance democratica degli algoritmi ⋯
Gli algoritmi decidono per noi, ma non sono neutrali: servono una governance democratica che li strappi al controllo di pochi e li restituisca alla collettività.
Michele Mezza Algoritmi di libertà. La potenza del calcolo tra dominio e conflitto
Critica tecnologica, Sociologia digitale, PoliticaL'unione inscindibile di anima e corpo ⋯
L'anima desidera stare col suo corpo perché, senza li strumenti organici di tal corpo, nulla può operare ne sentire.
Leonardo da Vinci Scritti
Rinascimento, Filosofia, AnatomiaLa perpetuazione dei geni attraverso l'adattamento ⋯
Gli organismi meglio adattati trasmettono le loro variazioni, permettendo ai geni di perpetuarsi attraverso le generazioni.
Charles Darwin L'origine delle specie
Biologia evolutiva, Naturalismo, Saggio scientificoCorrezione dell'errore nel tempo profondo ⋯
Lo specchio più sofisticato del mondo ebbe bisogno di un semplice paio di occhiali per correggere un errore di precisione e svelare i segreti del tempo profondo.
Bill Bryson Breve storia di quasi tutto
Saggistica, Divulgazione scientificaIl volere patteggia con sé stesso ⋯
Fra volere e quel che è o deve essere non c'è alcuna possibilità di accordo o compromesso, se non da parte dello stesso volere nel venire a patti fra sé e sé.
Anonimo
Aforisma, Riflessione filosofica







Ancora nessun commento