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Ma poco dopo ecco che arriva il destino, ci agguanta brutalmente, e ci insegna che nulla ci appartiene, perché tutto è suo; e che ha diritti incontestabili non soltanto su tutto ciò che possediamo e guadagniamo, sulle nostre mogli e sui nostri figli, ma persino sulle nostre braccia e sulle nostre gambe, su occhi e orecchi; e che è suo anche il naso che portiamo in mezzo alla faccia. Poi viene l’esperienza e, con essa, la capacità di comprendere che felicità e piacere sono miraggi che è dato scorgere soltanto di lontano, e scompaiono quando uno sta per raggiungerli, mentre la pena e il dolore sono realtà; parlano con la propria voce, senza bisogno di intermediari né di essere preceduti da illusioni o da attese. Se l’esperienza ci ha insegnato qualcosa, noi smettiamo di andare in caccia della felicità e del piacere, e pensiamo piuttosto a sbarrare la strada, per quanto è possibile, alle sofferenze e al dolore. Allora comprendiamo che il meglio che possa offrire la vita è un’esistenza prova di dolore, sopportabile, tranquilla, e a quella limitiamo le nostre aspirazioni, per poterle realizzare tanto più sicuramente; e il mezzo più sicuro per non essere molto infelici è la rinuncia a pretendere di essere molto felici.

Crediti
 • Arthur Schopenhauer •
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