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La lingua, il linguaggio, il ritmo sottostante alle parole, e che distrugge le parole, è l’esercizio sovrano della libertà individuale attraverso la lingua materna, il piacere di fargli dire altro (compreso il contenuto) da ciò che ci ha insegnato. Le parole non hanno morale. Io non sono il loro servitore, e non aspetto da loro che quello che gli darò la possibilità di diventare: dei mezzi di resistenza a tutte le forme di angoscia, a tutte le forme di repressione.

Crediti
 • Alain Jouffroy •
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