Ruslan e Ljudmila e la tradizione fiabistica russa
Il poema Ruslan e Ljudmila di Aleksandr Puškin, scritto nel 1820, è un’opera che si caratterizza per l’ambientazione fantastica e onirica. Ciò che emerge con forza, tuttavia, è la forte appartenenza di questa storia alla tradizione fiabistica russa. Già nell’introduzione, infatti, vengono citati importanti personaggi del folklore russo come il Lešij, la Baba Jaga e lo zar Kaščej, meglio noto come Kaščej l’Immortale.

La trama del poema narra le avventure e la lotta dell’eroe Ruslan per ritrovare la sua amata Ljudmila, rapita dal nano Černomor. Una delle caratteristiche più interessanti del poema è il cappello magico di cui il nano è in possesso e che la protagonista riesce ad appropriarsi. Questo cappello ha il potere di rendere invisibile chi lo indossa, richiamando alla mente l’anello tolkeniano. La figura del nano con cappello magico somiglia molto a quella del folletto, le cui leggende sono diffuse anche in tutta Italia, il quale possiede un cappello e se qualcuno riesce ad appropriarsene, potrà ottenere grandi fortune.

Ma ci sono altri elementi della tradizione fiabistica russa che emergono nel poema. Ad esempio, vengono citati gli incantatori, che con i loro canti magici possono avere potere sull’amore e sulla morte. Queste figure sono molto simili ai Tietäjät, cantori della tradizione sciamanica balto-finnica diffusa in Carelia, Finlandia ed Estonia, il cui potere risiede proprio nei loitsut, canti magici.

Infine, la trama del poema presenta una serie di elementi simbolici che richiamano a riti e miti iniziatici. Ruslan, infatti, vive un’esperienza molto simile a quella del principe Ivan nella fiaba russa Il principe Ivan e il lupo grigio. Come quest’ultimo, infatti, Ruslan viene assassinato in modo vile, e sempre come Ivan, viene curato dall’Acqua di Morte e resuscitato dall’Acqua di Vita. Questa sorta di processo alchemico rappresenta la rinascita del Sé profondo, un preludio imprescindibile al ricongiungimento con l’amata.

Puškin, con il suo poema, ha contribuito alla valorizzazione della tradizione fiabistica russa, che ha radici molto antiche e profonde. La fiaba russa, infatti, si caratterizza per la presenza di personaggi fantastici e di elementi magici, spesso legati alla natura e ai suoi cicli.

La figura del Lešij, ad esempio, è quella di un essere magico che si occupa della protezione della foresta e degli animali che vi abitano. La Baba Jaga, invece, è una strega che vive in una capanna posta su zampe di gallina e che spesso mette alla prova l’ingegno dei protagonisti delle fiabe. Lo zar Kaščej, con la sua immortalità, rappresenta un personaggio che sfida la morte e la natura stessa.

La tradizione fiabistica russa, inoltre, è strettamente legata alla cultura popolare e alla religione ortodossa. Le fiabe, infatti, venivano tramandate oralmente da generazioni e spesso contenevano elementi legati alla vita contadina e alla religiosità.

Il poema di Puškin, con la sua riscoperta della tradizione fiabistica russa, ha influenzato molti artisti russi successivi, come Nikolaj Rimskij-Korsakov e Igor Stravinskij, che hanno composto opere musicali ispirate alle fiabe russe. Inoltre, il poema ha avuto un impatto significativo anche sulla letteratura europea, influenzando autori come Goethe e Walter Scott.

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