Salvare la propria anima

Per l’intenzione (intendere di dire), l’espressione “io intendo” equivale a io penso. Non appena dico io penso, implicitamente dico anche io mi penso aspetto sottaciuto da Cartesio, ma evidentissimo. Io mi penso, ma intendo pensarmi così come sono io, ossia intendo pensarmi come pensante, mentre mi penso come pensato. Intendo pensarmi come io e non come me (come oggetto o pensato), ma in quanto mi penso come oggetto (come me), non mi penso affatto, né mi dico, ma mi indico, mi oggettivizzo e nessuna oggettivazione coincide con il suo oggettivato. Nessuna analisi mi restituisce l’io pensante né la psicoanalisi, né una Recherche di tipo proustiano, cfr. Du côté de chez Swann. In quanto pensandomi come me, intendo pensarmi come io, sono io che penso e penso effettivamente, ma tutto ciò che oggettivandomi (indicandomi) trovo di volta in volta (processo temporale) è l’oggettivazione che è in me. L’oggettivazione che è in me è la radice del cosiddetto soggettivismo, inteso come isolarsi degli io singoli nella forma storica del mio io che diventa l’io che appartiene a me, ossia nella forma oggettivante che fa dell’io un posseduto alla stregua della cosa, ossia, più propriamente, alla stregua degli oggetti. La stessa espressione salvare la propria anima rischia di cadere nel senso “salvare il mio egoismo”.


Crediti
 Giovanni Romano Bacchin
 Pinterest •  L'alchimia di Momix • 




Quotes per Giovanni Romano Bacchin

L'autentica solitudine della coscienza singola è la libertà del suo non essere accomunabile, che è però universalità del suo essere coscienza.

[...] vano diviene anche parlare di «purità» del filosofare: se «puro» infatti significa qualcosa, significa la negazione di ciò che si «compone con altro» e altera in questa composizione sé stesso.

Il vedere sempre di nuovo è vedere sempre per la prima volta, vedere che non decade ad accettare come ormai non più degno di ammirazione ciò che si vede: sempre per la prima volta è sempre l'unica volta che è ora.

Non è la verità che si svela alla coscienza: è la coscienza che non ha veli per la verità.

Niente (il non-ente) resiste al pensare e lo limita, opponendovisi, così che esso resti al di qua del pensiero, oscuro ed impenetrabile. Ciò che limita il pensare è limite inerente al rappresentare, ma all'interno del rappresentare stesso, che è rappresentazione del proprio limite, limite rappresentato, non posto, ma presupposto.