Sapere del nulla
Il compito del pensiero attivo del nichilismo è di strappare l’esistente all’annientamento finale per esporlo al nulla eterno o, ancora più precisamente, al nulla in quanto eternità. Per questo bisogna superare le totalità, le salvezze, i fini-della-storia e le verità-ultime, tutti gli «incantesimi» così come tutte le «soluzioni finali». Bisogna imparare che questi incantesimi sono dietro di noi ma non abbiamo la possibilità di rivolgerci a essi, perché non sono più nostri, non incantano più nulla: sono solo, ciascuno al suo posto e nel suo tempo, degli altri modi di toccare l’eternità. Ma non bisogna comprendere solo questo: bisogna anche pensare che nel cuore di ogni affermazione dei mondi antichi ci fu sempre anche, in ultima istanza, un sapere del nulla, là dove immaginiamo che ci fosse solo certezza di salvezza, conforto dell’anima e resurrezione del corpo. Sempre, in qualche modo, e in ogni aspetto del reale, un sapere di non-sapere o un sapere del nulla era intimamente presente nelle credenze, e forse come loro ultima e sovrana verità. Il nichilismo non ha solo spopolato il cielo e desertificato la terra: ha anche esposto questa verità più antica di sé. L’ha messa a nudo: e questa nudità è come la nuova sembianza di questa verità, senza la possibilità di dire se essa ne sia in tal modo l’ultima. Per il presente del nostro tempo, e per il suo avvenire prossimo, bisogna stare in questa nudità. Non bisogna rivestirla: bisogna guardarla, come ogni nudità, con il pudore che esige ciò che non si lascia afferrare e che chiede che il desiderio sia propriamente senza fine per essere a misura della nudità.

Questo pensiero è difficile. È «terribile» nella misura in cui non colma il baratro né l’angoscia del nulla. Non si confonde né con un carpe diem, né con un «O tempo sospendi il tuo volo!…». Non affronta neppure il niente con aria di sfida o di arroganza, né col piacere amaro di votarsi al peggio. Pensa un sapere che, in conclusione, sa di non essere altro che non-sapere. Ma, giungendo in questo modo fino alla propria estremità di pensiero e sperimentando la difficoltà del suo gesto, sa anche che tocca la verità. L’affermazione di questa verità si sottrae non appena la si tocca, e in questo è vera.

Crediti
 • Jean-Luc Nancy •
 • Nichts jenseits des Nihilismus •
 • Pinterest • Arnold Bocklin  •  •

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