Le pesche sul frigo

 ⋯ – Bella la ficaia! – pensavo a voce alta mentre arrivavamo al muretto che separa l’orto.
– Toccherebbe sfoltirla un poco – diceva Lucio – per far entrare il vento che d’estate ci vuole, specialmente qui all’orto che dietro a queste case ne tira poca di aria.
Julián aveva solo un fico sotto casa sua, invece qui, da Chiara e Lucio c’è una bella ficaia e divisa tra quelle di agosto e quelle di settembre. Mi racconta Chiara che l’idea era stata del suo bisnonno – quella di fare questa selezione – e da allora non solo sono cresciuti a pane e fichi – e in tutte le sue salse – ma è diventata pianta stabile per le vespe della località, grazie al suo stato di abbandono, apparentemente caotico per gli sguardi estetici, ma funzionale per la loro prospera comunità che da sempre, da tempi insensati a noi, depositano nel frutto di questi tipi di piante le loro uova con la speranza che una minima parte sopravviva dagli attacchi degli uccelli che sanno cosa trovare non appena diventa matura – facili bocconcini di vermiciattoli di vespe – o dagli abili bipedi che con la loro straordinaria intelligenza – che sono riusciti addirittura ad auto-denominarsi sapiens – contribuiscono tuttora a tenere basso il tasso demografico di questi fastidiosi e preistorici insetti divorandoli con delle sublimi elaborazioni culinarie e conserve, addirittura prendendola direttamente dalla stessa pianta per addentarla – togliendo naturalmente la pellicciola, sempre un po’ aspra – specialmente quelle dove cola il succoso nettare, prodotto dal suo vissuto interno con il suo ospite augurante di vita alata. Era questa la causa dell’abbandono della ficaia: troppe vespe e anche se non davano direttamente noia se, magari, si andava di sotto perché serviva fare qualcosa e malauguratamente si dava fastidio a una di loro – o per il timore di essere aggredita – allora attaccano e senza paura cercano di ormeggiarsi sulla morbida e scoperta pelle per affondare innumerevoli volte, nel minor tempo possibile, il suo lungo e ricurvo pungiglione impregnato da un loro elaborato prodotto neuro-tossico che fanno desistere e optare per la lesta e vergognosa ritirata prima che esponenzialmente si moltiplichino il numero delle inflitrazioni in una immaginata e presunta nuvola di feroci combattenti aerei.
– Stanno venendo bene i pomodori – diceva Julián – Quanto mancano ancora?
– Per ora li prendiamo per le insalate, che sono buoni lo stesso. – Rispose Chiara a Julián mentre scavalcando il muretto si avvicinava a una pianta – Poi, se quelli raccolti maturano, ci facciamo un sughetto al volo.
– Non sono di San Marzano, però – specificava Julián tenendo uno tondo del tipo insalataro.
– Ma non vedi bene? E quelli che sono? – Segnalava Chiara sulla sinistra vicino alla casetta per gli attrezzi.
– Due anni fa non facevate l’orto lì. – asserì Julián – Vedo che adesso vi siete allargati.
– Vedi quelli che dicevi te? – Chiara voleva la sua conferma.
– Ma così non vale! Sono lì dietro davanti a questi che sono i famosi spicchi di sole. – Julián ci teneva ad essere preciso, anche perché non voleva passare da ignorante dopo tutte le qualità di pomodori che aveva prelibato in vita sua.
– Ecce credo! – Diceva Lucio trascinando la vocale. – Non vedi che c’è più sole a sinistra che in tutta la destra del terreno?
– Te ne intendi, cazzarola – Risposi a Julián, che era più lontano da me che da Lucio, anche se l’avrei dato per scontato che egli non poteva non ignorare le differenze.
– Facile Sergio. – rispose Julián – Vedi quelli, dove eravamo prima, vicino al muretto, all’ultima fila?
– Si
– Quelli sono del tipo perino, che assomigliano a questi ma c’hanno un po’ di pancia al centro e sono buonissimi se li cuoci con il pesce e non uno ordinario, fa conto come il merluzzo o, peggio mi sento, come l’aringa, ma con il pesce spada o al limite ti puoi inventare un sugo veloce con due manciate di acciughe fresche.
– Ma anche con un po’ di vongole. – Volevo aggiungere qualcosa al suo discorso e subito mi fece stare zitto dandomi ragione, come ai fessi, per specificarmi…
– Si. Andrebbero anche bene i perini con le vongole o frutti di mare, ma si preferisce, di solito, il ciliegino anche se crudi sono una favola. – E rivolgendosi a Chiara, le domanda – Ma il grande assente è il cuore di bue, non è così Chiara?
– Era troppo presto per piantarle come quelli a grappolo – interviene Lucio – al suo posto abbiano messo questi insalatari. Ma vieni via da lì Julián che sotto le foglie del basilico, a quest’ora, prendono l’ombra le vespe.
– Si Julián, dai vieni anche perché dobbiamo andare via – insisteva Chiara – Ti ricordi della Bernarda?
– Ecche c’entra Bernarda? Andate da lei? – Domandò Julián a Chiara, mentre veniva da noi.
– No. – specificò Chiara – Era venuta la settimana scorsa a tarda mattinata; io ero in cucina che mi aggeggiavo per preparare qualcosa di veloce, anche perché veniva a trovarmi mia sorella dopo pranzo; e lei, nel darmi una mano, era venuta qui all’orto per prendere tre foglie di basilico, quando uno squadrone di vespe, tutte insieme, almeno quelle che erano sotto quella foglia di basilico, fecero del suo dito medio un colabrodo. Dalle urla, lungo il vicolo dell’Ovo, spuntarono le canute teste, pronte a non perdere il dramma che all’interno della Bernarda si consumava; non sapeva se era meglio lenire il dolore straziandosi le corde vocali o arrotolarsi per terra. Scappo fuori, la vedo tutta china, spingeva come se volesse partorire il dolore; tra i datterini e le sue guance – continuava a relatare la Chiara – cominciava a non essere alcuna differenza per il colore rosso fuoco; culo che avevo il ghiaccio nel congelatore che avvolto in un fazzoletto glielo attorcigliai all’ormai ditone. Vero Sergio?
– Si – risposi subito
– Ma c’eri anche te? – Mi chiese Julián.
– Ma no. Se in questo paese ti fai una scoreggia, lo sa anche Daniela la dell’Ufficio Casa. Figurati le urla della Bernarda – per giunta si erano attivati tre antifurto delle uniche tre macchine parcheggiate di sopra sulla strada – che fa scatenare i venti in tutta la valdichiana.
– Immagino… – Julián sorrideva sotto i baffi che non aveva, per proseguire – Poi quella vecchiaccia… Ma lo sai che è stata espulsa dal pc?
– Si, qualcosa ho sentito da lei. Poi si vede dalla faccia a vomito che si porta al giro. – interruppe Chiara perché anche lei era al corrente – I militanti che avevano fatto carriera, maturando i diritti sono diventati aridi e allo stesso tempo si sono allontanati, non dalla base perché fanno comunque sempre comodo ma di chi ci ha creduto ed è rimasto indignato non solo come io.
– Ma quando mai una persona con tutti quei tradimenti alle spalle può occupare un posto come dirigente? – Si chiedeva Lucio per completare il discorso di Chiara – È come assumere un macellaio nel reparto cardiologia dell’ospedale, magari perché t’interessa lo spezzatino.
– Anche se non ho mai avuto il dispiacere di conoscere a quella faina – Julián proseguiva cinicamente e rivolgendosi a me continuavama – secondo quello che si sente dire al giro, quella pensa di essere l’ultima scoreggia di un moribondo e si svende, a chi porta maggiori vantaggi per lei, sfoderando la sua terra bruciata per rendere credibile le sue bufale ai suoi ruffiani, come quelle tue sulle uova delle vespe.
– Le pesche?
– Le vespe, scemo. Cosa pensavi quando eravamo arrivati qui all’orto?
Lucio e Chiara mi guardavano curiosi.
– Non sono bufale? – mi infieriva Julián
– Ma le hanno trovate anche sui fichi secchi! – volevo chiarire la fonte ma…
– Ma di che parlate? – chiese subito la Chiara
– Fatti avanti, su – insisteva Julián.
Julián aveva letto il mio pensiero quando discorrevo per i fatti miei sulle uova di vespe.
– Niente, sono cavolate – rivolgendomi a loro – alcuni dicono che non sia vero…
– Ma cosa? – mi interrompeva Chiara che pensava che stavo nascondendo qualcosa a lei. Lucio era tranquillo, anzi guardava indifferentemente il suo orologio.
– Lo sai anche te Chiara. Quella storia che le vespe usano i fichi come incubatrici.
– Fischiarella! – rispose sorpreso Lucio
– Beh, non è esattamente così – correggeva Chiara – ma se vai al reparto orto frutta dell’ipermercato, gli insetti, di vari specie e vari continenti, li trovi tutti riuniti pronti per saltarci addosso appena vengono acquistati, praticamente è il valore aggiunto di qualunque buon vegano.
– Sei cattiva eh! – lo rimproverava Julián
– Ma no. È una battuta che si legge su questi social.
– Comunque sei stata chiara. – aggiunse Julián con un bacio perché forse si era sentita offesa.
– Dai su! Lucio, prendi il piccolo e andiamo – chiara si era ricordata dell’appuntamento – e voi fate come a casa, se volete ci sono due pesche sopra il frigo e chiudete la porta quando ve ne andate.
Aprì il box e accesse la macchina; mentre usciva abbassò il finestrino destro per chiederci, a gesti, di chiudere il box. E anche noi, a gesti, l’abbiamo salutata, mentre si allontanava salendo sul ghiaino per prendere la strada del paese e girare a sinistra per raggiungere Lucio e il loro piccolo Federico.
– Ma se non voleva dirci niente perché tirò giù il finestrino? – chiesi a Julián
– Forse per le vespe sul frigo…
– Le pesche, Julián… – sembrava rimbambito.
– Scusa, ho sbagliato, volevo dire sul fico.
– Ma non le pesche! – evidentemente lo era.
– Ho capito!
Similari

 ⋯ Il caso Nietzsche
1521% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯


 ⋯ Il mercantile
776% IneditiSergio Parilli
Magari è troppo presto, ma i sognatori, hanno sempre lo sguardo perso, sicuramente piacevole nei loro pensieri e sorridono… ma, anche se sono solo due righe con due soli sostantivi, l’emozione è sempre la stessa per il poeta. Siamo nel periodo di un’attra⋯


Gustave Doré ⋯ Elia distrugge i messaggeri di AhaziaCirca la nostra condotta verso noi stessi
725% Arthur SchopenhauerDoré GalleryFilosofia
4.° Il manovale che aiuta a fabbricare un edifizio, non ne conosce il progetto, o non l’ha sempre sotto gli occhi; tale è pure la posizione dell’uomo mentre è occupato a dividere uno per uno i giorni e le ore della sua esistenza in rapporto all’insieme de⋯


 ⋯ L’onore
671% Arthur SchopenhauerFilosofia
La discussione sull’onore sarà molto più difficile e molto più lunga di quella sul grado. Prima di tutto dovremo definirlo. Se a tal uopo dicessi: «L’onore è la coscienza esterna, e la coscienza è l’onore interno», la definizione potrebbe forse piacere a ⋯


Marina PodgaevskayaSulla differenza delle età della vita
608% Arthur SchopenhauerFilosofia
Voltaire ha detto mirabilmente bene: Qui n’a pas l’esprit de son âge De son âge a tout le malheur. Converrà dunque che, per chiudere queste considerazioni eudemonologiche, gettiamo uno sguardo sulle modificazioni che l’età porta in noi. In tutto il corso ⋯


Egon Schiele ⋯ Circa la nostra condotta verso gli altri
581% Arthur SchopenhauerFilosofiaSchiele Art
21.° Per mettersi fra la gente è utile portar seco una buona provvista di circospezione e d’indulgenza; la prima ci garantirà dai danni e dalle perdite, l’altra dalle contese e dagli alterchi. Chi è chiamato a vivere fra gli uomini non deve respingere in ⋯