Tutti amano alla Gioia

 ⋯ – Torniamo al muretto, va! – eravamo rimasti soli dietro alla casa di Chiara, di fronte all’orto.
– Si, mettemose un po’ a sède’. Da stamani al buio che so ‘n piedi. – mi rispose con la voce calma.
Si era confuso e ho preso l’occasione per metterlo in difficoltà, ma non era semplice. Anzi, era molto meglio neanche pensarlo, anche perché la nostra velocità di pensiero è inferiore a quella di Julián quando ha il sonno nrem allo stadio tre – cioè con onde cerebrali lente e ampie – e quindi capisce al volo dove si vuole andare a parare e, se a volte ci sembra che segue il nostro inganno alla sua insaputa non rappresenta che un semplice divertimento e passatempo per Julián per ridere vedendoci come uno se la sbriga rimanendo fedele a te stesso. Non c’era niente da fare: prendere in giro a Julián era peggio che andare a letto con Gioia, la moglie baffuta del pastore che era rimasto vedovo, una cicciona che oltre al caratteristico e pungente odore di caglio amalgamato dalle copiose escrescenze dai pori piliferi – specialmente a tarda estate, dietro alla legnaia, accanto al fienile, sotto la grossa quercia dove ci sono i nidi delle tortore – sarebbe sempre stato azzardato se lei prendeva l’iniziativa di cavalcare la ritta furia; si sarebbe rischiato di fare parte del panorama, a forma di tappettino fino fino, come un muschio, coprendo la barba della quercia. Comunque la Gioia era bella, di buon cuore – devo spezzare una lancia a favore dell’amica di Julián, la convivente di Michelino il sardo – e quando andavo a trovarla mi offriva la sua grassa ricotta – che tutte le mattine era pronta nei sgocciolanti cestini per essere distribuita negli alimentari della zona – e, anche se non mi andava, me la dovevo portare via e dovevo sempre aspettare comunque il caffè. La Gioia sapeva perché venivo a trovarla e pensava che non ero adatto per la sua figliola Tiziana ma io rimanevo statico, ogni volta che mi passava vicino, e la Gioia mi sorrideva perché sapeva che andavo matto per la Tiziana non ancora maggiorenne – per un mese – ma abbondantemente completa per essere dichiarata tale; io lo sapevo che anche lei era attratta da me e rimaneva volentieri vicino a me quando davo una mano all’aia, specialmente quando mi portava il vino e il pecorino in pausa colazione e ci pizzicavano per farci solletico. A quel tempo non c’era Julián ma comunque già Gioia e Julián si conoscevano molto prima della nascita di Tiziana; si erano conosciuti in un raduno dalle parti del Gargano, in Puglia, e poco dopo che si erano frequentati, la Gioia conobbe a Mario che dopo la nascita della piccola era diventato un violento e voleva togliere la felicità alla Gioia. Lei prese la piccola e la portò via dal quel bunker costruito con i mattoni dei pregiudizi, vincolanti d’omertà; sapeva che avrebbe trovato molta fortuna, e anche se si trattava dello stesso sterco di bove sarebbe stato sempre più fortunata della vita che si lasciava dietro alle spalle. Certo, queste confidenze me le riferiva Julián perché era la sua amica e sono stati un periodo insieme – quando la piccola Tiziana era dai nonni perché lei non ce la faceva a tirare avanti – ma insieme come compagni e senza vincoli – si trombava alla grande e si stava con chi provava più piacere nel piacerci, così mi diceva Julián – a volte con più coppie nel grande lettone che praticamente erano otto materassini messi insieme sopra il pavimento, ma lontano dalle ammucchiate o geometrie sverze, in una casa occupata a Bologna. A quel tempo la Gioia era una bella fica e lavorava come muratrice perché voleva farsi le ossa, diceva, ma era il suo culo – glutei, per intenderci – che, secondo Julián, era il suo gioiello e il suo nome faceva onore a chi sarebbe stato accanto a cullare quell’ambra fino all’alba. Dopo non si sono frequentati più, ma ogni volta che si trovavano rivivevano vecchi ricordi idraulici; e ogni volta che si pensa a lei io non posso non ricordare quando mi serviva un asciugamano dopo che mi abbracciava e mi spingeva la testa tra le sue gigantesche tenaglie pettorali che riuscivano a circumnavigarmi tutta la nuca: era uno spettacolo e lei, la zoccola, rideva perché sapeva che dopo non sarei andato vicino alla Tiziana. Sapeva anche che c’era il figlio del suo vicino Fabio, il Capitano, che li girava intorno, anche perché era neo patentato e voleva andare a prendere un gelato con lei; sembravano due piccioncini e non si sono separati per quasi un anno finché Tiziana, dopo l’ennesima discussione con il suo ragazzo, si lincenziò dalla fabbrica dove lavorava, si mise in proprio e aprì un’attività per conto proprio, insieme naturalmente alla mamma, che nel frattempo aveva lasciato il suo uomo perché voleva vivere da sola e amare a chi si sentiva di amare. La Gioia soffre di questa disfunzione – mi sembra nella tiroide – e prende dei farmaci i cui effetti collaterali fa crescere i baffi e sprigiona un odore, che fa pensare alla peggiore tortura che però ci si sbaglia perché la Gioia è sempre amata da tutti – tutti amano alla Gioia – e per svegliarsi con la Gioia bisogna veramente amarla e quindi chi ama alla Gioia, come Julián, mai si tratterà di tortura.
Mi rendo conto solo adesso che Julián sta dormendo, si è appisolato e io pensavo che mi stava leggendo il pensiero – come fa sempre – mentre pensavo a queste cose e, distratto, inseguivo il da fare del fringuello che ancora setaccia la zona tra il sanbuco in cerca di qualche insetto.
Similari

 ⋯ Il caso Nietzsche
1521% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯


 ⋯ Il mercantile
776% IneditiSergio Parilli
Magari è troppo presto, ma i sognatori, hanno sempre lo sguardo perso, sicuramente piacevole nei loro pensieri e sorridono… ma, anche se sono solo due righe con due soli sostantivi, l’emozione è sempre la stessa per il poeta. Siamo nel periodo di un’attra⋯


Gustave Doré ⋯ Elia distrugge i messaggeri di AhaziaCirca la nostra condotta verso noi stessi
725% Arthur SchopenhauerDoré GalleryFilosofia
4.° Il manovale che aiuta a fabbricare un edifizio, non ne conosce il progetto, o non l’ha sempre sotto gli occhi; tale è pure la posizione dell’uomo mentre è occupato a dividere uno per uno i giorni e le ore della sua esistenza in rapporto all’insieme de⋯


 ⋯ L’onore
671% Arthur SchopenhauerFilosofia
La discussione sull’onore sarà molto più difficile e molto più lunga di quella sul grado. Prima di tutto dovremo definirlo. Se a tal uopo dicessi: «L’onore è la coscienza esterna, e la coscienza è l’onore interno», la definizione potrebbe forse piacere a ⋯


Marina PodgaevskayaSulla differenza delle età della vita
608% Arthur SchopenhauerFilosofia
Voltaire ha detto mirabilmente bene: Qui n’a pas l’esprit de son âge De son âge a tout le malheur. Converrà dunque che, per chiudere queste considerazioni eudemonologiche, gettiamo uno sguardo sulle modificazioni che l’età porta in noi. In tutto il corso ⋯


Egon Schiele ⋯ Circa la nostra condotta verso gli altri
581% Arthur SchopenhauerFilosofiaSchiele Art
21.° Per mettersi fra la gente è utile portar seco una buona provvista di circospezione e d’indulgenza; la prima ci garantirà dai danni e dalle perdite, l’altra dalle contese e dagli alterchi. Chi è chiamato a vivere fra gli uomini non deve respingere in ⋯