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Licenzieremo i nostri vecchi amici. Faremo il bello e il cattivo tempo terrorizzando i nostri impiegati. Ci attribuiremo i meriti dei nostri subalterni. Convocheremo giovani registi per spremergli idee fresche, illudendoli con la prospettiva di un grosso lavoro, che finiremo per eseguire noi alle loro spalle. Rifiuteremo di concedere le ferie ai dipendenti prima di farci le nostre alle Mauritius. Saremo megalomani e indecenti. Terremo i budget migliori per noi e affideremo le campagne più stimolanti a free-lance esterni per deprimere tutti i dipendenti a tempo indeterminato. Insisteremo per avere il nostro ritratto nelle pagine salmone del “Figaro” e non appena il pezzo sarà uscito esigeremo il licenziamento della giornalista se non è abbastanza agiografico (minacciando “Le Figaro” di non comprargli più neanche una pagina di pubblicità). Incarneremo il rinnovamento della pubblicità francese. Pagheremo un addetto stampa per poter dire nelle pagine comunicazione di “Stratégies” che “bisogna distinguere bene il concetto dal precetto”. Impiegheremo anche molto spesso la parola “prelazione”. Saremo occupatissimi e irreperibili; per ottenere un appuntamento con noi bisognerà aspettare tre mesi minimo (per vederselo annullare all’ultimo momento, la mattina stessa, da una segretaria arrogante). Chiuderemo le camicie fino all’ultimo bottone. Scateneremo intorno a noi un’epidemia di sistemi nervosi. I colleghi sparleranno di noi, ma non ci diranno mai niente in faccia, perché saremo temuti. Non faremo un cazzo di niente, ma i nostri cari ci vedranno sempre meno. Saremo pericolosi e pleonastici. Terremo le fila della società moderna. Resteremo nell’ombra “anche in piena luce”. Saremo fieri di avere irresponsabilità tanto importanti.

Crediti
 • Frédéric Beigbeder •
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