El cochero más famoso en Caracas

Caracas, senza essere un porto, è una città dei Caraibi, e anche del Sud America, che ha appena compiuto i suoi 451 anni come capitale del Venezuela.
Situata in una splendida vallata e separata dal mare da una cordigliera che un tempo protesse dai corsari e pirati, Caracas ha sempre suscitato sentimenti contrastanti e agrodolci dai visitatori e abitanti, che una volta la criticavano per troppo tranquilla e oggi la criticano per disordinata e turbolenta.
Gabriel García Márquez, che ci ha trascorso un anno, lasciò detto: “Una delle più belle frustrazioni della mia vita è stata quella di non restare a vivere per sempre in questa città infernale”.
I conquistadores la fondarono il 25 luglio 1567, dopo di avere sconfitto in battaglia gli indiani ‘Caracara‘ che difesero la loro vallata. La città fu costruita attorno alla piazza maggiore, seguendo la tradizionale griglia dei villaggi spagnoli, griglie che ancora conserva nel suo centro storico. È avvolto da una temperatura media di 25 gradi circa, i vicini vivevano annoiati per 300 anni, sottomessi alle leggi, ordinanze e monopoli dalla corona si Spagna con il margine di manovra che dava la lontananza e il detto: “Si obbedisce, ma non compie”.
I notabili di Caracas trascorrevano il loro tempo in chiacchiere e litigi, ma si univano per difendersi da coloro che cercavano di opprimerli, come è successo nell’Independenza e prima ancora con il Vescovo Fray Mauro de Tovar che cercò di imporre la dottrina rigorosa della chiesa ai morbidi costumi tolleranti della gente di Caracas. Il vescovo partì sconfitto nel 1653 e, prima di imbarcarsi dal porto dela Guaira, scosse le sue scarpe e disse con dispetto: “di Caracas non voglio né la polvere, che lascio lì”.
La caracas coloniale era una città addormentata; solo i terremoti la scuoteva dalla sua sonnolenza. Ma all’inizio del XIX secolo, nel 1800, fu risvegliata dal cannone della storia con la rivoluzione della guerra d’Indipendenza iniziata nel 1810 e conclusa 16 anni dopo con la Battaglia di Ayacucho, in Perù, e con l’espulsione dei Borboni dal continente americano.
Il grande eroe di quell’impresa sarà Simón Bolívar, un nativo di Caracas. Ma l’Indipendenza non porterà la pace o la fine dei conflitti, ma un secolo di guerre civili che faranno soffrire la città e faranno rimanere il paese nell’arretratezza: la prima macchina arriva a Caracas nel 1904 e il primo aereo la sorvola nel 1912. Verso gli anni ’30, a Caracas vivevano solo 130.000 persone. Il petrolio cambierà tutto: dai campi abbandonati la popolazione rurale migrerà verso la capitale per partecipare alla nuova ricchezza, e i nuovi arrivati, a migliaia, costruiranno i “ranchos” e formeranno quartieri caotici sulle colline che circondano la città. Dall’Europa, dopo la guerra, arrivano centinaia di migliaia di migranti… verso la metà del XX secolo, Caracas ha un milione di persone, ed è un esempio del run-over che continuerà fino al Millennio.
Il nuovo secolo trova la capitale venezuelana con circa 5 milioni di abitanti che vivono nella cosiddetta “Gran Caracas”, che comprende le città vicine trasformate in “città dormitorio” dalla crescita della città.
Oggi, la città coloniale è irriconoscibile, ma se qualcosa rimane invariato è sua vocazione politica: al rovesciamento, nel 1958, della dittatura militare di Marcos Pérez Jimenez, seguirono 40 anni di democrazia autoritaria e di degrado istituzionale, che fu contrastata da guerriglie, sovversioni e sollevazioni militari, da cui Chávez e la rivoluzione bolivariana sono emersi attraverso un processo trasformatore che, oltre ai cambiamenti politici, fornirà un ripensamento dell’urbanistica e farà di Caracas un punto d’incontro e un riferimento internazionale nel campo della musica, della poesia e del teatro.
Tuttavia, nel corso degli ultimi 20 anni, l’opposizione più radicale al governo bolivariano si è manifestata con tentativi di golpe di stato, violenza di strada, ecc… che gli abitanti di Caracas subirono e subiscono con pazienza e improvvisazione. a volte con umorismo. come ora lo fanno… con il blocco internazionale, finanziario e commerciale che gli Stati Uniti e l’Unione europea mantengono contro il Venezuela, e che colpisce a tutti.
Parte di questo confronto politico è una campagna mediatica internazionale che disegna a Caracas come una delle città più pericolose del pianeta. In questa battaglia di statistiche, non si può negare che la città sia insicura, ma molto meno di altre capitali del continente.
Caracas raggiunge i suoi 451 anni, in mezzo a polemiche, con i suoi problemi e le sue contraddizioni, orgogliosa della sua tradizione libertaria.
L’inno di Venezuela dice: “Segui l’esempio che Caracas ha dato” e in verità ne ha dati molti di esempi… e in futuro sicuramente ci darà altri, ma la domanda è: quali?

Crediti
 • Eduardo Rothe •
 • Misterios de la Historia •
 • Pinterest •  el cochero más famoso en Caracas • Isidoro Cabrera •

Similari
Consiglio Permanente dell’OSA
1282% ArticoliDelcy RodríguezPolitica
Sua Eccellenza Delcy Rodríguez Gómez, Segretario Generale dell’OSA, Luis Almagro, vice segretario generale non presente, Illustri Rappresentanti permanenti e supplenti, rappresentanti degli Stati osservatori, invitati speciali, signore e signori. Ministro⋯
Dall’autorganizzazione alla comunizzazione
950% ArticoliPolitica
Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la soci⋯
Manifesto di Cartagena
654% ArticoliSimón BolívarSocietà
Memoria indirizzata ai cittadini della nuova Granada da un caraqueño Liberare la nuova Granada dalla sorte del Venezuela e redimere questa da ciò che patisce, sono gli obiettivi che mi sono proposto in questa memoria. Degnatevi, oh miei concittadini, di a⋯
Il caso Nietzsche
614% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯
Filosofia e rivoluzione: il testo, il contesto e la trama
495% ArticoliFilosofiaRaimon Panikkar
“Philosophy and Revolution: the Text, the Context and the Texture” è un articolo che Panikkar ha pubblicato nel luglio del 1973 sulla rivista di studi interculturali «Philosophy East and West», vol. 23, n° 3, pp. 315-322. Mai apparso in traduzione italian⋯