Egon Schiele ⋯
Da anni aveva intuito, di suo figlio. Ora ella vedeva il buio di quell’anima. Lentamente, per aver lottato a lungo nella speranza così vivida, nella sua gioia; prima di abbandonarsi a comprendere. Un sentimento non pio, e si sarebbe detto un rancore profondo, lontanissimo, s’era andato ingigantendo nell’animo del figliolo: quel solo che ancora le appariva, talvolta, all’incontro, sorridendole e chiamandola “mamma, mamma”, se pur non era sogno, sulle vie della città e della terra. Questa perturbazione dolorosa, più forte di ogni istanza moderatrice del volere, pareva riuscire alle occasioni e ai pretesti da una zona profonda, inespiabile, di celate verità: da uno strazio senza confessione.

Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare la causa, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgurato scoscendere d’una vita, più greve ogni giorno, immedicato

Crediti
 • Carlo Emilio Gadda •
 • La cognizione del dolore •
 • SchieleArt •   •  •

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