Sfruttamento delle donne nel sistema borghese
Il borghese vede in sua moglie un mero strumento di produzione. Egli sente che gli strumenti di produzione devono essere sfruttati in comune e, naturalmente, non può giungere ad altra conclusione che il lotto dell’essere comune a tutti ricadrà anche sulle donne. Non ha nemmeno il sospetto che il vero punto sia eliminare lo status delle donne come semplici strumenti di produzione. Per il resto, nulla è più ridicolo della virtuosa indignazione dei nostri borghesi per la comunità femminile che, fingono, deve essere apertamente e ufficialmente istituita dai comunisti. I comunisti non hanno bisogno di introdurre la comunità delle donne; esiste quasi da tempo immemore. I nostri borghesi, non accontentati di avere a disposizione le mogli e le figlie dei proletari, per non parlare di prostitute comuni, provano il massimo piacere nel sedurre le mogli dell’altro. Il matrimonio borghese è in realtà un sistema di mogli in comune e quindi, al massimo, ciò che potrebbe essere rimproverato ai comunisti, è che desiderano introdurre, in sostituzione di una ipocritamente occultata, una comunità apertamente legalizzata di donne. Per il resto, è evidente che l’abolizione dell’attuale sistema produttivo deve portare con sé l’abrogazione della comunità delle donne che derivano da quel sistema, cioè della prostituzione pubblica e privata.

Crediti
 Karl Marx
 Il manifesto comunista
 SchieleArt •   • 




Quotes per Karl Marx

Poiché secondo Adam Smith, non è una società felice quella in cui la maggioranza soffre, e poiché lo stadio di massima ricchezza di una società conduce a questa sofferenza della maggioranza, ed è l'economia politica (e in genere, la società dell'interesse privato) che conduce a questo stadio di massima ricchezza, il risultato finale dell'economia politica è dunque l'infelicità della società.

La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi. Liberi e schiavi, patrizi e plebei, baroni e servi della gleba, membri delle corporazioni e garzoni, in una parola oppressi e oppressori sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese: una lotta che finì sempre o con una trasformazione rivoluzionaria di tutta la società o con la rovina comune delle classi in lotta.

Secondo Adam Smith non può essere felice una società in cui la maggioranza soffre, e siccome lo stadio di maggior ricchezza della società conduce a questa sofferenza della maggioranza e il capitalismo conduce a questo stadio di maggiore ricchezza, bisogna concludere che l'infelicità della società è lo scopo del capitalismo.

La proprietà privata ci ha fatti talmente ottusi e unilaterali che un oggetto è nostro solo quando lo abbiamo, quando esiste per noi come capitale o è immediatamente posseduto, usato, consumato. Tutti i sensi fisici e spirituali sono stati sostituiti dalla loro alienazione, cioè dal senso dell'avere.

Come riesce, la borghesia, a superare le crisi? Per un verso tramite la distruzione forzata di una grande quantità di forze produttive; e per un altro verso tramite la conquista di nuovi mercati e il più intenso sfruttamento di quelli già esistenti. Come, dunque? Preparando nuove, più estese e formidabili crisi e diminuendo i mezzi per ovviare alle crisi future.