Si sa cosa io esigo dal filosofo
Di porsi al di là del bene e del male, di porre al disotto di sé l’illusione del giudizio morale. Questa esigenza è il risultato di un esame che io ho formulato per la prima volta: io sono arrivato alla conclusione che non esistono affatto fatti morali. Il giudizio morale ha questo di comune col giudizio religioso, di credere a delle realtà che non esistono. La morale non è che una interpretazione di certi fenomeni, ma una interpretazione falsa. Il giudizio morale appartiene, proprio come il giudizio religioso, ad un grado dell’ignoranza in cui la nozione della realtà, la distinzione tra il reale e l’immaginario, ancora neanche esistono: in modo che, su di un simile grado, la «verità» non fa che designare delle cose che noi oggi chiamiamo «immaginazione». Ecco perché il giudizio morale non deve mai esser preso alla lettera: come tale sarebbe sempre un controsenso. Ma come semiotica rimane inapprezzabile: rivela, almeno per chi sa, le realtà le più preziose sulle culture e i genî interiori che non sapevano abbastanza per «comprendersi» essi stessi. La morale non è che il linguaggio dei segni, una sintomatologia: bisogna già sapere di cosa si tratta per poter trarne profitto.

Crediti
 Friedrich Nietzsche
 Il crepuscolo degli idoli
  Coloro che vogliono rendere l'umanità migliore
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Quotes per Friedrich Nietzsche

C'è un odio contro la menzogna e la dissimulazione, il quale viene da una sensibilità del punto d'onore; un odio simile c'è per vigliaccheria, poichè la menzogna è interdetta dalla legge divina. Essere troppo vile per mentire...

I propri principi servono a tiranneggiare o giustificare o onorare o vituperare o nascondere le proprie abitudini: - due uomini con gli stessi principi vogliono probabilmente nonostante ciò qualcosa di fondamentalmente diverso.

Il «mondo-verità», noi l'abbiamo abolito: quale mondo ci resta? Il mondo delle apparenze forse?... Ma no! con il mondo-verità noi abbiamo abolito anche il mondo delle apparenze! (Mezzogiorno; il momento dell'ombra più corta; fine dell'errore più lungo; punto culminante dell'umanità: Incipit Zarathustra).

Solo fino a un certo grado il possesso rende l'uomo più indipendente e più libero; un grado più in là – e il possesso diviene signore, il possessore schiavo: perché quest'ultimo deve sacrificare al primo il suo tempo e i suoi pensieri e per l'avvenire si obbliga a certi rapporti, si inchioda in un luogo e si sente incorporato in uno Stato – tutto forse contro il suo intimo e più essenziale bisogno.  Umano, troppo umano

Avere talento non è sufficiente: bisogna avere anche il permesso da parte vostra, - come? amici miei?