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La parola che preferisco è “pane”. Mi commuove e mi placa il suo suono piano e breve, privo di sibili, durezze, arrotature della lingua. Ovvio che confondo significato e parola, ma non sono tante le parole che significano così bene la loro sostanza. Credo di avere letto che l’etimo remoto di “pane” è lo stesso di “padre”, ma sono troppo pigro per verificare. Ne mangio molto, senz’altro troppo, anche a stomaco pieno – si vede che mi manca.

Crediti
 • Michele Serra •
 • Dizionario affettivo della lingua italiana •
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