Siamo in piedi sull'orlo di un precipizio
Ci affacciamo a scrutare l’abisso; la nausea ci coglie, la vertigine. Il primo impulso è di ritrarsi dal pericolo. Inspiegabilmente, indugiamo. Lentamente, la nausea, la vertigine, l’orrore si mescolano in un nebuloso sentimento senza nome. Per gradi anche più inafferrabili, questa nuvola prende forma come quei vapori in mezzo ai quali nelle Mille e una notte apparve il genio. Ma da questa nuvola, dalla nostra nuvola sull’orlo del precipizio cresce, si fa palpabile, una forma più terribile di qualsivoglia genio o demone da favola, tale che ci gela il midollo nelle ossa con la lancinante voluttà del suo orrore. È null’altro che il pensiero di quali sarebbero le nostre sensazioni durante il rovinoso dirupare da tanta altezza. Questa caduta, questa catastrofe che ci annienta – proprio perché comporta tra le più ripugnanti ed orride immagini di sofferenza e morte che mai si siano presentate alla nostra immaginazione, per questo soprattutto la bramiamo. E poiché con violenza la ragione ci ritrae da quell’orlo, perciò appunto più impetuosamente ci accostiamo. Non si dà nella natura passione più diabolica e impaziente di quella che sperimenta colui che, rabbrividendo sull’orlo del precipizio, medita il tuffo.

Crediti
 • Edgar Allan Poe •
 • Pinterest • Edwuard Munch  •  •

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