Il riso è una contrazione del volto e nella contrazione l’uomo non ha il dominio di sé, è dominato da qualcosa che non è né la volontà né la ragione. E questo è il motivo per cui lo scultore antico non raffigurava il riso. L’uomo che non ha il dominio di sé (l’uomo al di fuori della ragione, al di fuori della volontà) non può essere considerato bello.
Se la nostra epoca, contrariamente allo spirito dei grandi pittori, ha fatto del riso la forma privilegiata del volto umano, significa che l’assenza di volontà e di ragione è diventata lo stato ideale dell’uomo. Si potrebbe obiettare che la contrazione mostrataci dai ritratti fotografici è simulata, e dunque razionale e volontaria: Kennedy che ride davanti all’obiettivo non reagisce a una situazione comica, ma apre la bocca e scopre i denti con grande consapevolezza. Questo, però, dimostra soltanto che gli uomini d’oggi hanno innalzato la contrazione del riso a immagine ideale, dietro la quale hanno deciso di nascondersi.
Rubens si dice: il riso è la più democratica di tutte le forme del volto: con i lineamenti immobili ci distinguiamo uno dall’altro, ma nella contrazione siamo tutti uguali.
Un busto di Giulio Cesare che sghignazza è inconcepibile. Ma i presidenti americani se ne vanno nell’eternità nascosti dietro la contrazione democratica del riso.
Significato del riso nella società contemporanea
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