Signora dal cuore immenso
I nostri antenati usavano la Luna e le stelle per misurare il tempo. È stato il popolo che abitava nell’antica terra di Uruk -l’attuale Iran- circa 5000 anni fa, a suddividere il tempo in unità di misura più piccole in ore e minuti. In Mesopotamia, la terra tra i fiumi Tigri ed Eufrate, nacque la prima città e dove l’uomo ottenne una grande vittoria per la sua eterna lotta contro il tempo; proprio qui abbiamo imparato a scrivere e d’allora la morte non può più metterci a tacere; grazie alla scrittura la nostra voce, attraversa i millenni, di generazione in generazione. Nessuno ha solcato il fiume del tempo più a lungo di questa principessa accadica, figlia del primo imperatore della storia e sacerdotessa della Luna: Enheduanna, che oltre a comporre “Le mie poesie”, fa qualcosa che nessuno ha mai fatto prima mettendo la firma sulla propria opera. Per la prima volta nella storia, possiamo conoscere una persona e i suoi desideri; per la prima volta nella storia qualcuno usa la scrittura non per tenere dei registri commerciali o per scrivere dei promemoria, ma per fare poesia e per esprimere sentimenti e stati psicologici. Sognava di varcare l’ingresso del mondo delle meraviglie. Ecco un messaggio inviato da Enheduanna più di 4000 anni fa e giunto fino a noi, tratto dal componimento “Signora dal cuore immenso

Inanna, il pianeta Venere, dea dell’amore,
avrà un grande destino in ogni parte dell’universo

Inoltre in Uruk è stata scritta per la prima volta “l’epopea del viaggio dell’eroe“, prima di Batman, più che Sky Worker, Ulisse e tutti gli altri; è un uomo di nome Gilgamesh che vuole trovare un modo per sconfiggere il tempo. Gilgamesh parte alla ricerca dell’immortalità; guarda dappertutto; raggiunge la completa saggezza; scopre ciò che è nascosto e torna con una storia più antica del diluvio universale; erige le mura di Uruk, un’opera che nessun altro Re sarà in grado di eguagliare. La storia di Gilgamesh, eroe nato ad Uruk, affronta ogni genere di sofferenze, attraversa l’oceano, il mare aperto fin dove sorge il Sole e scruta i confini del mondo in cerca della vita eterna; durante il viaggio egli incontra un saggio di nome Utanapishtim che gli racconta la storia di un diluvio che ha distrutto il mondo e di una divinità che gli aveva detto di costruire un’arca per salvare la sua famiglia e gli animali. Il primo reso conto del diluvio giunto fino a noi è stato scritto in Mesopotamia, 1000 anni prima che venisse ripreso dalla storia di Noe nell’Antico Testamento. In un certo senso, Gilgamesh, ha coronato il suo desiderio d’immortalità: infatti, ancora oggi leggiamo la sua epopea e lui rivive in ogni lettore. E tutti gli eroi e supereroi che sono venuti dopo hanno seguito la traccia lasciata da quel primo viaggio. È un altro tipo d’immortalità; una storia tramandata da civiltà in civiltà per migliaia di anni.

Crediti
 • Neil deGrasse Tyson •
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