In Dottrina della somiglianza e in Sulla facoltà mimetica, mediante la trasposizione delle distinzioni condizionato/incondizionato collocate nel quadro di una topica idealista in procinto di trasformarsi in critica retorica radicale, in cui la natura e lo statuto del simbolico cessano di essere subordinati a una dottrina trascendentale, Walter Benjamin delimiterà il campo della lettura a partire da un’inversione del modello classicista del metaforico aristotelico e della mimesi tradizionale. Nel farlo, ripete il gesto che Kant (1991) delinea nel paragrafo 59 della Critica della facoltà di giudizio e colloca il fondamento della percezione delle corrispondenze o somiglianze non sensoriali nella non relazione o nella sproporzione delle rappresentazioni prodotte dalla facoltà mimetica. In contrapposizione con i pregiudizi classicisti, l’approccio retorico che Benjamin marca introduce il problema del temporale nell’atto di associazione simbolica e sgretola l’intentio positiva della mimesi concepita come imitazione esteriore della natura o bella apparenza. In questa direzione, esporremo come il mimetico, nell’atto di associazione in cui si istituisce la percezione o produzione delle somiglianze non sensoriali, non si ordina all’interno del campo logico-matematico proprio delle idee di relazione e proporzione che escludono le istanze retoriche dell’enunciazione e del malinteso della lettura, vitali per una retorica conseguente e per una concezione non matematizzabile delle figure retorico-poetiche. Questo spostamento, in cui riverberano i problemi aperti dalla Critica della facoltà di giudizio per quanto riguarda l’immaginazione produttrice e il fondamento fallito di rappresentare l’incondizionato, reiscrive la rappresentazione figurativa nel dominio semiotico equivoco della lettura, collocata in e oltre l’ambito esclusivo del simbolismo verbale.
Sia in Dottrina della somiglianza che in Sulla facoltà mimetica, lettura e Sprache si legano in modo inseparabile con la categoria di somiglianze non sensoriali mediante una singolare concezione della scrittura concepita come un archivio […] delle non sensoriali corrispondenze (2010 II-I, p. 216). In tale concezione, inquadrata da un’analisi discorsiva situata all’intersezione tra retorica ed estetica, la rappresentazione analogico-proporzionale della mimesi tradizionale è sostituita da una concezione radicale dell’esperienza secondo la quale le percezioni o la produzione di somiglianze si presentano implicate nell’inseparabilità di scrittura e lettura sotto il dominio del non somigliante. Questo tipo di percezioni, in contrasto con quelle dello schematismo relazionale del logicismo classico, ha un fondamento paradossale, che non solo attraversa le intersezioni delle associazioni inconsce in cui si inscrivono la lettura e la scrittura, ma anche la Lehre in quanto insegnamento, trasmissione o comunicazione indiretta (non in quanto scienza, teoria o dottrina sistematica) Contro l’ideale delle filosofie di sistema e delle configurazioni epistemiche dei discorsi filosofici della fine del XVIII secolo e del XIX secolo (Benjamin, 2012, p. 61), la sua scommessa si orienta, per mezzo di una critica filosofico-linguistica (Steiner, 2014, p. 258), a leggere i momenti in cui i discorsi delle discipline filosofiche trovano un legame problematico con il loro oggetto. Questo esige loro di rompere la propria isolata unilateralità e pensarsi quindi in interazione con il fondamento retorico per il quale esse esistono e si articolano, ovvero la loro condizione di possibilità in quanto discorsi, linguaggi o forme di parola in cui si leggono le tradizioni. Sprache è il significante tedesco utilizzato da Benjamin che in molti contesti discorsivi risulta traducibile con parola (anche con lingua o linguaggio, ma in collegamento con il dominio dell’enunciazione, non come un sistema o codice semiotico isolabile dall’istanza di atto retorico-performativo).. Allo stesso tempo, a differenza del punto d’appoggio della mimesi tradizionale – basato su categorie di provenienza logica, come quelle di relazione e il principio di identità, inerenti all’aristotelismo -, il mimetico, in un senso retorico radicale, risulta interpretato nel quadro di un’esperienza di lettura e/o percettiva che trova come fondamento una dimensione incondizionata e irriducibile – mai traducibile in un gergo dell’identità – come quella di Sprache, in quanto sfera retorica che non può essere pensata al di fuori della sua istanza di atto ed esente dalle tensioni equivoche delle sovradeterminazioni semiotiche delle figure.
Il non somigliante nel somigliante: mimesi e lettura in Walter Benjamin
Pubblicato in linea nel 2023
Estudios de Filosofía, 68, 11-30.
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Il testo esplora la percezione delle somiglianze non sensoriali, intrecciando retorica ed estetica. Benjamin abbandona la mimesi tradizionale per un approccio radicale che lega scrittura e lettura a un archivio simbolico. Propone una critica filosofica che sfida le categorie logiche classiche, enfatizzando il ruolo dell’immaginazione e dell’enunciazione nell’esperienza temporale della percezione.
Critica della facoltà di giudizio di Immanuel Kant
Kant delinea il giudizio estetico e l’immaginazione produttiva, distinguendoli dalla conoscenza logica. Nel paragrafo 59, introduce il simbolico come percezione indiretta, fondamentale per Benjamin. Il libro è cruciale per comprendere il passaggio dalla mimesi classica a una retorica moderna basata su corrispondenze non sensoriali e sull’incondizionato.
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