Sono vittima del mio pensare
Sana le ferite che mi provoca il dubbio, o anima mia. Anche questo va superato perché io riconosca il tuo senso superiore. Come tutto è lontano, e quanto sono tornato indietro! La mia mente è un tormento, distrugge il mio sguardo interiore, vorrebbe sezionare e disfare ogni cosa. Sono ancora vittima del mio pensare. Quando potrò quietare i miei pensieri per farli strisciare ai miei piedi, questi cani riottosi? Come potrò mai sperare di sentire meglio la tua voce, di scorgere più limpide le tue visioni se i miei pensieri mi ululano intorno? (…) Aiutami a non restare soffocato dal mio sapere. (…). Allontana da me la spiegazione intelligente, la scienza, quel malvagio carceriere che tiene le anime in catene e le rinchiude in celle senza luce. Ma proteggimi soprattutto dal serpente del giudizio, che solo in superficie è un serpente benefico, ma che – nella tua profondità – si trasforma in un veleno infernale e causa una morte atroce. Vorrei discendere – come un puro – nella tua profondità, vestito di bianco, e non arrivare frettoloso come un ladro per strappar via qualcosa e fuggire poi a perdifiato. Fammi rimanere nello stupore divino, affinché io sia pronto a scorgere i tuoi miracoli. Fammi deporre la testa su una pietra, davanti alla tua porta, perché io sia pronto a ricevere la tua luce.

 
Crediti
 • Carl Gustav Jung
 • Libro rosso
 • Viaggio infernale nel futuro, Cap. V, p. 36
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