
Nella sua indeterminata immediatezza esso è simile soltanto a sé stesso, ed anche non dissimile di fronte ad altro […]. Esso è la pura indeterminatezza ed il puro vuoto – Nell’essere non v’è nulla da intuire, se qui si può parlar di intuire, ovvero esso è questo puro, vuoto intuire sé stesso. Così non vi è nemmeno qualcosa da pensare, ovvero l’essere non è, anche qui, che questo vuoto pensare. L’essere, l’indeterminato immediato, nel fatto è nulla, né più né meno che nulla. Lo spazio, entro sé stesso, è la contraddizione tra l’esteriorità reciprocamente indifferente e la continuità indifferenziata, tra la pura negatività di sé stesso e il passaggio innanzitutto nel tempo. Il tempo, a sua volta, poiché i suoi momenti opposti e tenuti insieme nell’unità rimuovono sé stessi immediatamente, è la coincidenza immediata nell’indifferenziazione, nell’esteriorità reciproca indifferenziata, cioè nello spazio. Nello spazio, in tal modo, la determinazione negativa – il punto esclusivo – non è più soltanto in sé secondo il concetto, ma è posto ed è entro sé concreto mediante quella negatività totale che è il tempo […]. Questo trapassare e riprodursi dello spazio nel tempo e del tempo nello spazio – per cui il tempo si pone spazialmente come luogo, mentre questa spazialità indifferente viene posta a sua volta immediatamente temporale – è il movimento.
Spazialità indifferente
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