Stato di equilibrio perfetto
Quando Brigitte fece il suo ingresso, Helene era in piedi non lontano da me. Era commossa e stremata. Il pranzo era finito. Avevano servito cento coperti su una pista da ballo fatta portare da Moulins e collocata all’esterno, sotto un tendone. La temperatura era gradevole, il tempo sereno e umido. Di tanto in tanto un lembo della tenda si sollevava e lasciva scorgere il grande giardino degli Erard, gli alberi spogli, la vasca colma di foglie morte. Alle cinque i tavoli furono rimossi e si iniziò a ballare. Arrivavano ancora degli invitati, i più giovani, poco inclini a mangiare e bere smoderatamente, ma desiderosi di partecipare alle danze: dalle nostre parti le occasioni di divertimento sono rare. Brigitte Declos era fra questi, ma sembrava che non conoscesse bene nessuno, ed era venuta sola. Helene le strinse la mano come gli altri; per un istante soltanto le si contrassero le labbra e il suo volto assunse quell’espressione sorridente e piena di coraggio che le donne usano per celare i loro pensieri più segreti. Poi i vecchi lasciarono ai giovani la sala da ballo improvvisata e si ritirarono in casa. Ci disponemmo in cerchio attorno ai caminetti; nel chiuso delle stanze l’aria era soffocante. Bevemmo granatina e punch. Gli uomini parlarono del raccolto, delle fattorie date a mezzadria, del prezzo del bestiame. Un gruppo di persone in età matura emana un senso di imperturbabilità: i loro organismi danno l’impressione di aver digerito tutte le portate pesanti, amare o piccanti della vita, eliminato tutti i veleni, e per dieci o quindici anni essi si trovano in uno stato di equilibrio perfetto, di invidiabile saluto mortale. Sono soddisfatti di sé. Il faticoso e vano lavorio con cui la giovinezza tenta di adattare il mondo ai propri desideri l’hanno già compiuto. Hanno fallito, e ora si riposano. Dopo qualche anno tornerà a invaderli una sorda inquietudine, e stavolta sarà quella della morte: essa altererà i loro gusti in modo imprevedibile, li renderà indifferenti, stravaganti o bisbetici, impenetrabili per le loro famiglie, estranei ai loro figli. Ma tra i quaranta e i sessant’anni queste persone godono di un’effimera pace.

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