Nel panorama musicale della Berlino Ovest dei primissimi anni Ottanta, isola claustrofobica circondata dal muro sovietico, prendeva forma una delle avanguardie più radicali e spaventose del ventesimo secolo. Gli Einstürzende Neubauten, guidati dalla figura carismatica e autolesionista di Blixa Bargeld, non volevano semplicemente suonare rock, volevano distruggerne le fondamenta melodiche e armoniche per ricostruire qualcosa dalle macerie della società industriale. Il loro approccio non era quello di musicisti virtuosi, ma di operai dell’apocalisse sonica. Armati di trapani pneumatici, lamiere contorte, tubi di plastica, martelli pneumatici e carrelli della spesa, i Neubauten trasformarono il palco e lo studio di registrazione in un cantiere di demolizione. Il loro primo album, Kollaps (1981), è un manifesto di terrorismo acustico che va oltre l’energia grezza del punk e le geometrie fredde della no wave newyorkese. È un viaggio allucinante nelle viscere di una civiltà che sta collassando su se stessa, un grido di dolore e di rivolta che utilizza gli scarti del progresso per scuotere l’ascoltatore dal suo torpore. In questo abisso di frequenze estreme, ogni traccia è un esperimento di sopravvivenza sensoriale, un tentativo di trovare la bellezza nell’orrore assoluto.
Battiti sordi, cacofonie disarticolate, dissonanze insistite, vocalizzi demoniaci, esotismi stranianti, ferocia eversiva, tetro nichilismo, e soprattutto l’uso di una strumentazione eterodossa, conferiscono al suono un senso macabro ed inquietante di vuoto e terrore. Armenia, cinque minuti di horror dentro una stasi ipnotica che abbraccia incubo, trip lisergico e mantra industriale, contrassegna una delle parabole di autodistruzione più profonde del rock. Questi suoni, iridi di dramma espressionista, piece dadaista e poesia decadente, appartengono così alla musica in maniera un po’ casuale, come per via di un intrinseco bisogno di comunicare il buio, senza movimento e senza immagini.
Questa estetica della distruzione, tuttavia, non è un fine a se stesso. C’è una logica perversa, una geometria nascosta nel caos orchestrato dai Neubauten. Se in Kollaps l’urgenza distruttiva raggiungeva vertici di parossismo quasi intollerabile, nei lavori successivi, come Zeichnungen des Patienten O. T. (1983) e Halber Mensch (1985), la band inizia a strutturare il proprio linguaggio rumorista in composizioni più articolate e architettoniche. Il ritmo, sebbene suonato picchiando su travi d’acciaio o molle arrugginite, assume una cadenza tribale, quasi ritualistica. Blixa Bargeld perfeziona il suo stile vocale, passando dal rantolo inarticolato a un canto recitato, affilato e teatrale, che si ispira esplicitamente all’espressionismo tedesco di inizio secolo, ad Artaud e alla psicanalisi. Le liriche, spesso urlate in un tedesco spettrale, affrontano temi di alienazione urbana, malattia mentale, putrefazione del corpo e desolazione metafisica. Il gruppo diventa l’emblema di un’estetica industrial che non si limita a imitare i rumori della fabbrica, ma li utilizza come metafora della condizione umana nell’era postmoderna. Non è un caso che le loro esibizioni dal vivo di quegli anni fossero eventi imprevedibili e pericolosi, dove il confine tra performance artistica e sabotaggio fisico veniva regolarmente oltrepassato, con il palco che spesso finiva letteralmente smantellato sotto gli occhi sbigottiti del pubblico. Il talento percussivo di F.M. Einheit e le invenzioni sonore di Mufti, N.U. Unruh e Alexander Hacke, creavano tessiture ritmiche che, pur nella loro violenza, possedevano un’oscura e perversa eleganza. Con il passare degli anni, e con la caduta del Muro di Berlino, il furore nichilista dei Neubauten si placherà gradualmente, lasciando spazio a sonorità più rarefatte, silenzi orchestrati e melodie malinconiche, come dimostreranno album come Tabula Rasa (1993) o Silence is Sexy (2000). Ma il marchio lasciato dai loro primi lavori rimarrà indelebile nella storia della musica alternativa. Essi hanno dimostrato che il rumore non è l’antitesi della musica, ma una sua espansione possibile; hanno provato che la spazzatura industriale può cantare, e che anche nel cuore del buio più pesto, se si ascolta con attenzione, è possibile scorgere l’eco di una poesia disperata e sublime.
Industrial: Genere musicale e artistico che utilizza suoni meccanici, rumori di fabbrica e tematiche legate all’alienazione tecnologica per esplorare le viscere di una civiltà in decomposizione.
Lisergico: Riferito a un’esperienza di alterazione sensoriale profonda, simile a un’allucinazione, che nel contesto sonoro della band si traduce in atmosfere ipnotiche e viaggi allucinanti nel vuoto.
Nichilismo: Orientamento filosofico e artistico che nega l’esistenza di valori assoluti, manifestandosi qui come una ferocia eversiva che cerca la bellezza proprio nella distruzione e nel nulla.
No wave: Movimento artistico d’avanguardia nato a New York che rifiuta le strutture armoniche convenzionali in favore di geometrie fredde, dissonanze estreme e una ricerca sonora puramente sperimentale.
Strumentazione eterodossa: Uso di oggetti non musicali, come martelli pneumatici o carrelli della spesa, impiegati per creare tessiture ritmiche e sonore che sfidano le fondamenta melodiche della musica tradizionale.
Storia del Rock Vol. 4: Gli anni '80 e oltre
Sezione: Scheda dedicata alla band tedesca 'Einstürzende Neubauten' (sezione sull'album 'Kollaps' del 1981).
Pubblicazione in Italia: Novembre 1989
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L'investigatore mi chiese perché avessi aspettato così tanto prima di sparare. Gli risposi che non lo sapevo. Mi chiese se odiavo l'arabo. Dissi di no. Mi chiese allora perché avessi sparato. Risposi che era a causa del sole. L'investigatore non capì. Continuò a farmi domande, cercando di farmi dire qualcosa che non avrei mai detto. Io rispondevo sempre con sincerità, ma le mie risposte lo confondevano. Non capiva che non c'era un motivo complesso, non c'era un piano, non c'era odio. C'era solo il sole, il caldo, e un momento di confusione.
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Poesia, Letteratura francese, Prosa poetica
Martiri del rock di Nicholas Tana
Il testo esamina le figure più estreme della musica contemporanea che hanno fatto dell’autolesionismo e della distruzione il proprio canone estetico. L’autore dedica capitoli significativi alla scena berlinese, analizzando come il dolore fisico e la saturazione acustica siano diventati strumenti di ribellione contro la società dei consumi. Attraverso interviste e cronache dell’epoca, viene ricostruito il clima di tensione che portava artisti come Blixa Bargeld a superare ogni limite sul palco, trasformando il concerto in un rito di purificazione violenta e necessaria.
Post-punk: 1978-1984 di Simon Reynolds
Questa imponente cronaca musicale esplora l’epoca d’oro delle avanguardie sonore seguite all’esplosione del punk. Il libro offre una prospettiva dettagliata sugli Einstürzende Neubauten, inserendoli nel contesto internazionale della musica industrial e della no wave. Reynolds descrive magistralmente il passaggio dall’uso degli strumenti tradizionali alla manipolazione di oggetti metallici e motori, evidenziando come la band abbia saputo tradurre l’alienazione urbana in una nuova forma di linguaggio architettonico e percussivo che ha cambiato per sempre la storia del rock alternativo.
Il teatro e il suo doppio di Antonin Artaud
Sebbene sia un trattato teatrale, questo volume è fondamentale per comprendere la poetica della crudeltà che ha influenzato profondamente la vocalità e la presenza scenica dei Neubauten. Artaud teorizza un’arte che scuota lo spettatore nelle viscere, rifiutando la narrazione logica in favore di un’esperienza sensoriale totale e disturbante. Le sue riflessioni sulla voce come geroglifico sonoro e sul corpo come spazio di conflitto risuonano perfettamente con le performance della band berlinese, che utilizzava il rumore e il grido per frantumare le barriere della percezione ordinaria.






















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