
Haidt lancia un allarme che fa riflettere: la solitudine sta diventando un’epidemia tra i giovani, e la grande riorganizzazione dell’infanzia, con smartphone e social media al centro, ne è la causa principale. Sembra un paradosso: viviamo in un mondo iperconnesso, eppure i ragazzi si ⋯

Haidt mette sul tavolo una critica dura: la genitorialità elicottero, quella iperprotettiva che aleggia su ogni mossa dei figli, sta facendo più male che bene. Nella grande riorganizzazione dell’infanzia, con smartphone e social media a ridefinire tutto, questo stile educativo ha preso piede, ⋯

Haidt non usa mezzi termini: la scuola, che dovrebbe essere un luogo di crescita, sta diventando una fonte di stress insostenibile per i giovani. La grande riorganizzazione dell’infanzia, con smartphone e social media a fare da protagonisti, ha amplificato una pressione scolastica già pesante. ⋯
Haidt non ha dubbi: la pandemia di COVID-19 è stata un colpo duro per la salute mentale dei giovani, già in bilico. Nella grande riorganizzazione dell’infanzia, guidata da smartphone e social media, questo evento ha fatto da acceleratore, peggiorando una situazione fragile. Isolamento, scuola ⋯

Haidt mette in luce un aspetto preoccupante: i giovani di oggi sembrano meno capaci di reggere le difficoltà della vita rispetto alle generazioni passate. Questo fenomeno, che lui chiama generazione della fragilità, nasce da un mix di eccessiva protezione e dall’impatto travolgente di ⋯
Haidt usa un termine forte: rewiring, un vero e proprio ricablaggio dell’infanzia. Con l’arrivo di smartphone e social media, il modo in cui i giovani crescono è cambiato radicalmente, e non sempre in positivo. Questo processo, che lui lega alla grande riorganizzazione, ⋯
Haidt mette in guardia: le relazioni tra i giovani non sono più quelle di una volta, e la colpa è in gran parte della grande riorganizzazione dell’infanzia, con smartphone e social media a dettare legge. La digitalizzazione ha stravolto il modo in cui i ⋯
I social media hanno cambiato il modo in cui i giovani si guardano allo specchio, e non in meglio. Haidt lo spiega senza mezzi termini: piattaforme come Instagram o TikTok hanno trasformato il confronto sociale in un’ossessione quotidiana. Prima, magari ti paragonavi al compagno ⋯

Haidt non gira intorno al problema: gli smartphone sono entrati nelle vite dei giovani come un uragano, portando con sé un’ondata di ansia e depressione. Non è una coincidenza, dice, che i tassi di disturbi mentali siano schizzati alle stelle proprio quando questi ⋯
Di fronte al disorientamento pervasivo generato da una percezione quotidiana e quasi tangibile di corruzione, delinquenza e disperazione, una percezione che satura i notiziari e le conversazioni private, sorge ineludibile una domanda fondamentale, una di quelle che definiscono un’epoca: la condizione che stiamo vivendo ⋯
L’ultimo punto, dedicato all’eredità di Omar al-Mukhtar, funge da conclusione e da manifesto ideologico dell’intera opera di Ali Mustafa al-Misrati. Qui, la figura storica scompare definitivamente per lasciare il posto a un simbolo universale e atemporale. La sua lotta non appartiene più solo alla ⋯
