Testimonianza del 1940Il nostro ordinamento governativo si fondava sulla partecipazione delle masse. Ma che cosa mai fu fatto affinché questo popolo, cui affidavamo i nostri destini e che, in sé, non ritengo incapace di una scelta avveduta, disponesse di quel minimo di informazioni chiare e sicure senza le quali è impensabile qualsiasi comportamento razionale? Nulla, in verità. Questa, certo, è stata la grande debolezza del nostro sistema che si diceva democratico, questo il peggior crimine di tutti i nostri pretesi democratici. Pazienza non avessimo avuto a lamentare che le omissioni e le menzogne suggerite da un dichiarato spirito di parte, riprovevoli, certo, ma in definitiva facilmente individuabili. Succedevano cose peggiori. La stampa che si professava di pura informazione, persino certi fogli tra quelli che dichiaravano di obbedire unicamente a consegne di ordine politico servivano in realtà interessi nascosti, spesso sordidi e a volte originariamente estranei al nostro paese. Forse il buon senso popolare trovava qui una rivincita, espressa nella crescente diffidenza verso ogni forma di propaganda, scritta o radiofonica. Sbaglia infatti chi pensa che l’elettore voti sempre «come vuole il suo giornale». Conosco più di una persona, di umile estrazione, che ogni giorno riceve il quotidiano locale e vota quasi immancabilmente contro. Ed è forse tale impermeabilità a direttive insincere a costituire oggi, nelle condizioni in cui versa la Francia, uno dei nostri migliori motivi di consolazione, quasi una speranza. Ma era questa, lo si ammetterà, una ben misera formazione intellettuale quando si trattasse di individuare gli obiettivi di una immensa lotta mondiale o di prevedere l’uragano e di armarsi adeguatamente, e in anticipo, contro i suoi fulmini. Deliberatamente – si leggano Mein Kampf e le conversazioni con Rauschning – l’hitlerismo rifiuta alle sue folle ogni accesso al vero. La persuasione è sostituita dalla suggestione emotiva. Quanto a noi, la scelta s’impone: faremo anche del popolo francese la tastiera vibrante del magnetismo di qualche capo (ma quali? gli attuali non suscitano fremiti) o ne faremo il collaboratore cosciente dei rappresentanti che esso si è dato? Allo stadio attuale della nostra civiltà, non vi può essere risposta equivoca a questo dilemma. Le masse non obbediscono più. Seguono, perché suggestionate o perché sanno.

Crediti
 Marc Bloch
 La strana disfatta
  traduzione di Raffaella Comaschi, a cura di Silvio Lanaro
 SchieleArt •   • 




Quotes casuali

Non abbiamo mai conosciuto dinosauri, ma senza di loro saremmo diversi. Non riusciamo a stare mai a lungo senza parlare dei nostri sconosciuti amici. Oziamo al caffè, leggiamo libri futili, ci interroghiamo sull'aldilà, andiamo a votare, ascoltiamo Brahms; poi, d'un tratto, l'antica tarantola ci morde: che ne è dei dinosauri?Giorgio Manganelli
La speranza e la paura ci fanno vedere come verosimile e prossimo rispettivamente ciò che desideriamo e ciò che temiamo, ma entrambe ingrandiscono il loro oggetto.Arthur Schopenhauer
In una società in cui è concesso solo ai maschi l'istinto e alle femmine il calcolo culturale sul proprio residuo d'istinto di sopravvivenza chiamato sentimento, non c'è che povertà, viltà, meschinità relazionale.Aldo Busi