
Noam Chomsky dedica un’analisi spietata alla questione della tortura come strumento costante e funzionale delle politiche estere statunitensi. La pubblicazione dei memorandum sulla tortura emessi durante l’amministrazione Bush ha suscitato un’ondata di indignazione, quasi fosse un evento isolato e inaspettato. Ma per Chomsky questa reazione rivela una profonda amnesia storica. La sorpresa è artificiosa, costruita attraverso una narrazione nazionale che si fonda sull’autosuggestione morale: gli Stati Uniti sarebbero un faro di libertà e giustizia nel mondo, occasionalmente macchiato da errori gestibili. In realtà, la storia dimostra che la violenza estrema – e tra essa la tortura – è parte integrante del meccanismo di espansione e controllo del potere americano.
L’autore richiama con forza il ruolo della memoria selettiva nel discorso pubblico statunitense. Molti osservatori, persino figure apparentemente critiche come Paul Krugman o Roger Cohen, si muovono entro i confini di una visione mitologica dell’America come città sul colle, destinata a guidare moralmente il mondo. Questo mito, tuttavia, ignora deliberatamente le radici profonde della violenza strutturale che accompagna l’espansione territoriale e geopolitica del paese. Dalla colonizzazione fino alle guerre moderne in Asia, America Latina e Medio Oriente, la tortura si presenta come una logica conseguenza di una dottrina superiore, descritta dal teorico Hans Morgenthau, secondo cui gli Stati Uniti perseguirebbero sempre un interesse nazionale elevato, mascherandolo sotto l’apparenza di valori universali.
Chomsky richiama simboli eloquenti come il grande sigillo del Massachusetts, che raffigura un nativo americano con un cartello in mano che recita: “Venite e aiutateci”. Un invito caritatevole solo in apparenza, dietro al quale si cela un progetto di annientamento fisico e culturale. L’estinzione delle popolazioni indigene, la schiavitù, le campagne punitive nelle Filippine all’inizio del XX secolo, il regime delle basi militari e le operazioni segrete in America Latina sono tutti tasselli dello stesso mosaico: una strategia di dominio che non può essere ridotta a episodi sporadici di cattiva condotta.
La desclassificazione dei memorandum sulla tortura non dovrebbe stupire perché non rappresenta un’anomalia, bensì la manifestazione più visibile di una tradizione consolidata. Il ricorso alla violenza fisica e psicologica non è stato mai abbandonato; semplicemente, nei periodi di relativa stabilità egemonica, è stato reso meno visibile. Nelle fasi di crisi, però, quando il consenso vacilla e la resistenza si fa forte, il velo cade e il sistema rivela la sua vera natura: una macchina di dominazione globale, che utilizza ogni mezzo necessario per preservare la propria supremazia.
In questo senso, il problema non è solo la tortura in sé, ma la capacità del sistema di autorappresentarsi come moralmente superiore, anche quando agisce in modi contrari ai principi che ufficialmente difende. Il linguaggio del diritto internazionale e dei diritti umani viene manipolato, piegato a uso strumentale: applicato rigorosamente ai nemici, ignorato o reinterpretato a favore degli alleati. Questa doppia morale non è un errore accidentale, ma una caratteristica strutturale del potere imperiale.
Chomsky conclude che finché non si romperà con questa amnesia storica e con il mito dell’eccezionalismo, il ciclo della violenza continuerà indisturbato. Denunciare la tortura è necessario, ma non sufficiente. Occorre guardare oltre la superficie e comprendere che essa è solo la punta di un iceberg di repressione, occultata da un racconto collettivo che trasforma il dominatore in liberatore.
Il libro smonta miti e narrazioni ufficiali, rivelando come il potere globale si fondi su strutture di dominio economico, politico e ideologico. Attraverso analisi storiche e geopolitiche, mostra una realtà fatta di ipocrisie, guerre, disuguaglianze e controllo, denunciando la distanza tra retorica democratica e pratica del potere.
Analisi del libro *Chi domina il mondo* di Noam Chomsky pubblicato in Italia nel 2017.
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