Gustave DoréUn giorno la cosa diventerà seria. Sono stata tanto sola, anche non avendo mai vissuto da sola. Sai, quando ero con qualcuno spesso ero felice, ma comunque pensavo fosse del tutto casuale. Questa gente erano i miei genitori, ma avrebbero potuto comunque essere anche altri. Perché mio fratello era quello con gli occhi marroni, e non invece quello con gli occhi verdi che stava sulla panchina di fronte? La figlia del tassista, per esempio, era mia amica, ma avrei potuto passare il braccio anche attorno al collo di un cavallo, sarebbe stato lo stesso. Stavo con un uomo, ero innamorata… Ma avrei potuto anche piantarlo e andarmene via con quel tizio sconosciuto che avevamo incontrato per la strada.

Guardami o non guardarmi. Dammi la mano oppure no. No, non darmi la mano e leva lo sguardo da me.

Credo che oggi sia luna nuova; non c’è notte più tranquilla, in tutta la città non scorrerà sangue. Prima non ho mai giocato con qualcuno e tuttavia non ho mai aperto gli occhi per pensare. Adesso è una cosa seria, finalmente sarà una cosa seria.

Così ora sono cresciuta; ero solo io così poco seria… È il tempo così poco serio…

Non sono mai stata solitaria: né da sola, né con qualcun altro. Ma mi sarebbe piaciuto, in fondo, essere solitaria. Solitudine significa: finalmente sono tutto. Adesso posso dirlo, perché oggi, finalmente, sono davvero sola.

Bisognerà finirla prima o poi con il caso. Non lo so se ci sia un fine, ma so che ci dev’essere una decisione. E’ necessario che tu ti decida. Deciditi. Ora il tempo siamo noi. Non solo la città intera, adesso è il mondo intero che prende parte alla nostra decisione. Ora noi due siamo più che due solamente: noi incarniamo qualcosa.

Ed eccoci sulla Piazza del Popolo, siamo qui tutti e due. E l’intera piazza è piena di gente che si augura la stessa cosa che ci auguriamo noi. Decidiamo noi il gioco per tutti.

Io sono pronta. Ora tocca a te. Hai tu in mano il gioco. Adesso, o mai più.

Tu hai bisogno di me. Tu avrai bisogno di me. Non c’è storia più grande della nostra: quella mia e quella tua. Dell’uomo e della donna. Sarà una storia di giganti. Invisibili, riproducibili. Sarà una storia di nuovi progenitori.

Guarda i miei occhi: sono l’immagine della necessità. Del futuro di tutti sulla piazza.

La notte scorsa ho sognato qualcuno, uno sconosciuto, il mio uomo. Soltanto con lui potevo essere sola ed aprirmi a lui, aprirmi tutta, tutta sua, farlo entrare dentro di me tutto intero. Avvolgerlo con il labirinto della comune beatitudine.

Io lo so, sei tu quello…

Crediti
 Wim Wenders
 Il cielo sopra Berlino
  Monologo di Marion




Quotes per Wim Wenders

Il finale, incredibile, ci pone di fronte ad un grande quesito: alla fine, Hirayama è felice o no? Il film sgomita al box office e non si può in alcun modo perdere, insegna la bellezza delle piccole cose, scatenando un grande senso di nostalgia, nonostante la storia sia ambientata nei giorni nostri, fa viaggiare con la mente fino ai tempi in cui la vita di Hirayama non era così fuori contesto, e vivere senza il superfluo era una scelta più semplice.  Perfect Days

L'amore non potrà mai essere descritto alla maniera del cielo o del mare o di un altro qualsiasi mistero. È l'occhio col quale vediamo… è la luce all'interno del colore.

È magnifico vivere di solo spirito e giorno dopo giorno testimoniare alla gente, per l'eternità, soltanto ciò che è spirituale. Ma a volte la mia eterna esistenza spirituale mi pesa e allora non vorrei più fluttuare così in eterno, vorrei sentire un peso dentro di me che mi levi quest'infinitezza legandomi in qualche modo alla terra: a ogni passo, a ogni colpo di vento, vorrei poter dire Ora Ora e Ora e non più Da sempre.  Il cielo sopra Berlino

Anche queste immagini dipinte vicino al mare, con pieno sole, che potrebbero essere delle immagini piene di tranquillità... persino in queste immagini c'è lo stesso sapore disperato. È un'immagine incredibile, con le persone tutte sedute sulle sdraio davanti a una casa come se stessero prendendo il sole; ma anche lì c'è... è come se tutti fossero in attesa della morte; c'è qualcosa di disperato in questo quadro.  La toile blanche d'Edward Hopper

Il più grande mito è l'uomo stesso.
Sono sempre rimasto colpito dall'immensa portata del suo lavoro che tocca storia, astronomia, filosofia, biologia, fisica e miti. Non ci sono limiti alla sua immaginazione. E come nessun altro, è in grado di integrare il tempo nel suo lavoro e rendere visibili le sue tracce.


Riferimenti