Tra il baratro e il nulla
Poiché dio col suo vero nome si chiama Artaud, ed è il nome di questa specie di cosa innominabile tra il baratro e il nulla, che somiglia al baratro e al nulla, e che non è chiamata né nominata, e pare sia anche un corpo, e che Artaud sia anche un corpo, non l’idea, ma il fatto del corpo, e il fatto che ciò che è nulla sia il corpo, il baratro insondabile della faccia, dell’inaccessibile facciata, attraverso la quale si mostra il corpo del baratro, il baratro in corpo, il baratro corpo; i tibetani, i mongoli, gli afghani nell’ascoltare dio o quando il baratro infinito parla loro, nel sondare l’antro sperduto del nodo attraverso cui il cuore incosciente libera la propria sete d’annodato nulla, dicono di aver sentito dal baratro risalire le sillabe di questo vocabolo: AR-TAU, in cui hanno sempre voluto vedere la designazione di una forza oscura ma mai quella di un individuo. Ma sono io questo individuo. Sono io questa forza oscura. Ed è proprio in quanto tale e in quanto portatore del baratro senza nome che da questa parte del tempo del mondo fin dal 4 settembre 1896 a Marsiglia sono stato perseguitato da orde innumerevoli di iniziati. E come duemila anni fa sono stato crocifisso sul Golgota, così nel corso di tutta l’esistenza sono stato anche avvelenato dalla famiglia in cui vivevo e che ha fallacemente preteso di avermi dato alla luce. Sono stati affatturamenti, e nient’altro, a fare di me questo infermo perpetuamente e specialmente da un certo mese di settembre 1915 a Marsiglia, questo infermo balbettante e perpetuamente alla ricerca nevropatica del suo io.

Crediti
 • Antonin Artaud •
 • Pinterest • Rodney Smith  •  •

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