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Un episodio rivelatore di uno stato d’animo assai diffuso come la frantumazione della responsabilità.
Nel volume citato si mette a fuoco un fattaccio che accadde nel 1964, a New York, e che fu ampiamente commentato dalla stampa. Si tratta dell’assassinio di Kitty Genovese, la giovane donna accoltellata per strada in un quartiere residenziale nelle prime ore del mattino.
La ragazza invocò aiuto e le grida acute e protratte svegliarono molta gente del vicinato. Le ricerche della polizia stabilirono più tardi che almeno trentotto persone, molte delle quali guardavano dalle finestre, avevano osservato in parte o del tutto la criminale aggressione. Ma non una persona andò in aiuto della vittima e forse, ed è cosa ancora più preoccupante, nessuno neppure telefonò alla polizia!
Che dire? I cittadini sono senza cuore? In verità chi ha studiato quell’episodio ha fatto assai di più che deprecare e accusare, individuando un meccanismo di de-responsabilizzazione collettiva, a causa del quale ognuno inconsciamente affida agli altri l’iniziativa che egli in persona è tenuto a prendere. Il paradosso, insomma, sta proprio qui: nessuno era intervenuto in aiuto della ragazza accoltellata non benché ci fossero trentotto testimoni oculari, ma perché c’erano trentotto testimoni oculari. La presenza di tante persone aveva permesso, senza che nessuno se lo proponesse, una frantumazione della responsabilità fino al suo effettivo azzeramento. Se ognuno si aspetta che siano gli altri a partire per primi…

Crediti
 • Autori Vari •
 • Psicologia •
  • M. J. Darley ed altri •
 • egon pin •  •  •  •
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