⋯ Francine Van Hove  ⋯

Profondità dell’umano: penetrante e oscuro, visto da altri, mondo mai più uguale a sé stesso, mai più controllabile, prevedibile; fuori disposizione, perché nasce la differenza. Si nasce alla differenza, dove l’altro irrompe nella noia dell’indifferenza, per essere fino in fondo quel che si è. L’altro volto non è un ritratto da appendere in qualche salotto a far da cornice alla propria bontà, intenti magari a mostrare agli altri come essere buoni: trovando così il modo di espiare in anticipo la colpa di far ruotare ancora il mondo su sé stessi; o un’immagine in più di un album fin troppo pieno, per gratificare la propria memoria. Nel suo volgersi, l’altro spezza la visione dell’utilitarismo, abbatte la maschera che ha indossato perché ha dovuto apparire o piacere, taglia lo sguardo, decentra, mostra chi è veramente. Non più collezioni, bisogni, mancanze, egoismi, distorsioni; non solo volontà, protagonismi, ma rischi infiniti, conferme, trascendenze, perdere il proprio io. Il volto rivela, nel suo essere carne, nel suo farsi parola; perché la parola è nella carne, la carne già parola.

Crediti
 • Emmanuel Lévinas •
 • egon pin • Francine Van Hove •  •  •
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