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Si è venuta a creare una confusione disastrosa tra l’affermazione ragionevole e largamente fondata che una regolamentazione flessibile del mercato sia lo strumento più efficace per la produttività economica e l’accumulazione della ricchezza, e la pretesa delirante secondo cui un mercato completamente deregolamentato sarebbe l’unico mezzo per produrre e distribuire tutto ciò che desideriamo: dai beni durevoli ai valori spirituali, dalla riproduzione del capitale alla giustizia sociale, dalla redditività del presente alla protezione dell’ambiente per il prossimo secolo, da Disneyland alla cultura alta, dal benessere individuale al bene comune. Seguendo tale pretesa, alcuni propugnano il trasferimento al settore privato di settori dall’indiscutibile carattere pubblico, come l’istruzione, la cultura, la piena occupazione, la previdenza sociale e la tutela dell’ambiente. E perché allora non affidare a società commerciali anche la gestione delle esecuzioni capitali? Il governo che viene smantellato in nome dei cittadini è l’unico garante della nostra libertà e dei nostri interessi comuni. Distruggerlo non vuol dire emanciparci, ma piegarci al giogo delle imprese mondiali e del materialismo consumista. Anche politici conservatori americani, come William Bennett e Pat Buchanan, hanno riconosciuto l’evidenza di tale affermazione. I mercati non devono assolvere i compiti che spettano alle comunità democratiche.

Crediti
 • Benjamin Barber •
 • La dittatura dell capitalismo •
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