Tutte le agonie del desiderio
Notoriamente, non c’è classificazione dell’universo che non sia arbitraria e congetturale. La ragione è molto semplice: non sappiamo cosa sia l’universo. «Il mondo» scrive David Hume, «è forse l’abbozzo rudimentale d’un dio subalterno, del quale gli dèi superiori si burlano; è la confusa produzione d’una divinità decrepita, tenuta in disparte, che è già morta»
Dialogues Concerning Natural Religion, V, 1779.

Si può andare più lontano; si può sospettare che non vi sia universo nel senso organico, unificatore, che ha questa ambiziosa parola. Se c’è, bisogna immaginare le parole, le definizioni, le etimologie, le sinonimie, del segreto dizionario di Dio. […] Lasciando da parte speranze e utopie, forse quanto di più lucido è stato scritto sul linguaggio sono queste parole di Chesterton: «L’uomo sa che vi sono nell’anima tinte più sconcertanti, più innumerevoli e più indecise dei colori di una foresta autunnale… Crede, tuttavia, che quelle tinte, in tutte le loro fusioni e trasformazioni, possano essere rappresentate con precisione per mezzo di un meccanismo arbitrario di grugniti e di strida. Crede che dall’intimo di un agente di borsa escano realmente rumori che manifestano tutti i misteri della memoria e tutte le agonie del desiderio».
George Frederic Watts, 1904, p. 88.

Crediti
 Jorge Luis Borges
 L'idioma analitico di John Wilkins
  Altre inquisizioni
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Quotes per Jorge Luis Borges

Libero dalla memoria e dalla speranza,
illimitato, astratto, quasi futuro,
il morto non è un morto: è la morte.

Non sono sicuro che io esista, in realtà. Sono tutti gli scrittori che ho letto, tutte le persone che ho incontrato, tutte le donne che ho amato, tutte le città che ho visitato.

L'amicizia non è meno misteriosa
dell'amore o di qualsiasi altro aspetto
di questa confusione che è la vita.
A volte ho pensato che l'unica cosa
senza misteri sia la felicità, perché si
giustifica da sola.

Noi (l'insidiosa divinità che opera in noi) abbiamo sognato il mondo. L'abbiamo sognato resistente, misterioso, visibile, onnipresente nello spazio e fisso nel tempo; ma abbiamo consentito nella sua architettura tenui ed eterni interstizî di assurdo per sapere che è falso.

Tempo addietro concepii un racconto fantastico alla maniera di Léon Bloy: un teologo dedica tutta la propria vita a confutare un eresiarca: lo vince in ingarbugliate polemiche, lo denuncia, lo manda sul rogo; in Cielo scopre che per Dio lui e l'eresiarca formano una sola persona.