Tutto deve servire
Il borghese crea opere assistenziali, dona ai poveri. Ma è davvero questo dono, indubbiamente importante, una generosità? È davvero la sollecitudine per il povero a provocarlo? No, quest’opera è un calcolo (inconsapevole): bisogna arrestare l’inondazione di miseria, altrimenti essa è capace di far saltare le dighe dell’ordine, bisogna ristabilire le relazioni col povero, giacché non è possibile vivere in una società senza relazioni, e se siamo costretti a sfruttare perché la società progredisca, la cosa ci rattrista non poco. Il povero che rifiutiamo di accogliere e di considerare nell’impresa, poiché egli è là per tutt’altro, lo so bene che è un uomo e che, una volta fatto il suo lavoro, una volta compiuto il suo dovere, mi tocca occuparmene, responsabile come sono di tutta la società. Quest’opera è uno strumento di violenza nei confronti di chi si aiuta, perché egli, a sua volta, diventa debitore. Istituito il nuovo rapporto posso ancora pretendere qualche altra cosetta da lui: il suo cuore. E poi, grazie alla mia carità, forse ho il diritto e insieme il dovere (giacché anche qui si tratta di un mio diritto, sono io a pagarlo! E non mi sogno neppure di sfuggire al mio dovere) ho il diritto di sapere cosa farà il povero dei soldi che gli dò; se do, devo poter verificare che ciò serva a qualcosa (perché infine tutto deve servire). Questi poveri non sanno sfruttare le loro possibilità (d’altronde, se le sapessero sfruttare non sarebbero poveri!).
Occorre offrire loro delle possibilità e insieme educarli. Si sa che il povero è, come il negro, un fanciullo. È necessario insegnargli a spendere con raziocinio, a comprare quel che gli serve di più e che è nelle sue possibilità. È necessario insegnargli a fare il suo bilancio e a non scialacquare. È necessario accertarsi che non impiegherà i soldi per bere! Orrore! Ho un dovere da adempiere nei suoi confronti, e io non sfuggo mai ai miei doveri. E neppure gli altri. È necessario condurre per mano questo povero al quale si dà, affinché un giorno, finalmente (e cessando così d’essere povero), sappia condursi da solo. Beninteso, tutti questi discorsi, queste spiegazioni, sono perfettamente sconosciuti al borghese, che resta in buona fede e pieno di buona volontà.

Crediti
 Jacques Ellul
 Metamorfosi del Borghese
  traduzione a cura di Eugenio Ripepe
 SchieleArt •   • 

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