Nicola Samorì ⋯ Dionisis

Se non scritte al di là della soglia di non ritorno, queste poesie sono state riassettate e preparate per la stampa in piena crisi. Nietzsche scrive ormai biglietti e lettere che, ai più, sono sembrati privi di senso. Lo erano veramente? Non più di quanto appaia il tentativo realizzato nel consegnare agli assennati facitori di teorie, che ormai si era lasciato alla spalle, queste riflessioni poetiche, che tali sono, in linea con quanto aveva scritto di filosofico nella sua non lunga vita. Il fatto è che qui agisce la logica del tutto e subito, la stessa che rendeva non solo “incomprensibili” le menadi, ma che sconvolgeva l’assetto ben ordinato del mondo apollineo il quale, fra l’altro, costringeva le donne a mantenersi all’interno delle regole della cosiddetta buona creanza. E siccome tutto ciò che esce dalle regole causa fastidio, deve essere ricondotto, a ogni costo, all’interno di una spiegazione logica plausibile. Ecco, i ditirambi di Nietzsche non sono plausibili, sono un viaggio nell’inverosimile, nell’intuizione dell’immenso che sta “oltre”, al di là del muro di cinta, dove per i commensali del limitato e del conteggiato è indigestione. Non ho letto mai, fra le centinaia di pagine sull’opera di Nietzsche che mi è piaciuto affrontare, un solo rigo degno di rispetto riguardo i ditirambi. Nessun filosofo ha mai ardito avventurarsi al di là dell’irreversibile, ogni buon uomo tiene alla propria incolumità. Sarà lo stesso per i pochi lettori di questi libretto? Spero di no.

Il deserto cresce: guai a colui che cela deserti! Pietra stride contro pietra, il deserto divora e strangola. La mostruosa morte guarda rovente, bruna e mastica, – la sua vita è il suo masticare… Uomo che la voluttà ha bruciato, non dimenticare – tu sei la pietra, il deserto, sei la morte…

Crediti
 • Alfredo Maria Bonanno •
 • Ditirambi di Dioniso e poesie postume •
 • Pinterest • Nicola Samorì Dionisis • 2013 •

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