Un bacio tipo indimenticabile
– Sa, – confessò lui – che è una cosa fantastica stare nello stesso letto senza fare nulla?
– Certo che lo so – disse Miranda.
– Uno accanto all’altra…- continuò Aurèle.
– Completamente nudi…- aggiunse Miranda.
– Senza toccarsi…
– Sì…ci si tocca appena…ci si sfiora.
– Non ci si bacia.
– Ah! Sì, – protestò Miranda. – Ci si bacia in continuazione. Senza baciarsi a che serve? Non perché uno è frigido che adesso non può baciare…
– Ma è tutto…- assicurò Aurèle.
– È tutto, – confermò Miranda.
Aurèle tirò fuori dal suo bicchiere un cubetto di ghiaccio che era rimasto nel fondo e lo tenne tra le dita. Quando si furono ben raffreddate, le asciugò col fazzoletto e osservò Miranda. C’era un angolino di pelle fra il colletto del suo vestito e il lobo del suo orecchio. Vi appoggiò l’indice. Miranda ebbe un improvviso fremito e piegò la testa sulla spalla per bloccare la mano di Aurèle che già faceva finta di ritirare.
– Ecco il genere di cose che un impotente ama fare, – precisò Aurèle. Immaginate che potrei farle proprio dappertutto.
Miranda, tesa, stette a osservarlo.
Poi lo attirò verso di sé e gli stampò sulle labbra un bacio tipo indimenticabile, in technicolor, a tre dimensioni, profumato, vellutato, perfetto.
Aurèle dovette confessare a sé stesso che le sue intime reazioni non erano proprio quelle di un impotente ma, desideroso di giocare a carte scoperte con una ragazza così interessante, si sforzò di pensare a Paul Claudel e si calmò quasi immediatamente. Tenne Gide in serbo per un momento ancora più difficile.
– Ebbene, – affermò lui, – credo che in fondo, lei con la sua frigidità e io con la mia impotenza, abbiamo scelto la via della vera voluttà.

Crediti
 (Boris Vian
 Il prete bagnante e altri racconti inediti
 SchieleArt •   • 




Quotes per Boris Vian

Io sono vuoto. Ho soltanto gesti, riflessi, abitudini. Io voglio riempirmi. Ecco perché psicanalizzo la gente. Ma la mia botte è come la botte delle Danaidi. Non riesco ad assimilare. Io prendo dalla gente pensieri, complessi, esitazioni, e non mi resta niente. Non assimilo; oppure assimilo troppo bene… ma fa lo stesso. Sì, certo, dentro di me conservo parole, contenitori, etichette; conosco i termini che servono a classificare le passioni, le emozioni, ma io non le sento.