Un balzo e una scivolata
Gogol’ era una creatura strana, ma il genio è sempre strano; solo il vostro sano scrittore di second’ordine appare al grato lettore un saggio amico di vecchia data che in bell’ordine sviluppa le nozioni sulla vita del lettore stesso. La grande letteratura corre lungo il filo dell’irrazione. Amleto è il sogno folle di un nevrotico erudito. Il cappotto di Gogol’ è un incubo grottesco e cupo che apre buchi neri nell’incerto disegno della vita. Il lettore superficiale di quella storia vi vedrà semplicemente la greve burla di uno stravagante buffone; il lettore austero darà per scontato che intenzione primaria di Gogol’ fosse di denunciare gli orrori della burocrazia russa. Ma né chi vuole farsi una bella risata, né chi brama i libri che fanno pensare capirà di cosa tratta Il cappotto. Datemi il lettore creativo: questo è il racconto per lui.

L’equilibrato Puškin, il concreto Tolstoj, il misurato Čechov hanno tutti avuto i loro momenti di intuizione irrazionale che nello sfocare la frase dischiudeva un senso segreto, degno dell’improvvisa virata focale. Ma in Gogol’ questa virata è la base stessa della creazione artistica, al punto che egli perdeva ogni traccia di talento ogni qualvolta cercava di scrivere nella rotonda calligrafia della tradizione letteraria e di trattare le idee razionali in modo logico. Quando, come nel suo immortale Cappotto, si lasciava andare davvero, bighellonando felicemente sull’orlo del suo abisso privato, diventava il più grande artista mai prodotto dalla Russia.

L’improvvisa inclinazione del piano razionale della vita può realizzarsi in molti modi, com’è naturale, o ogni grande scrittore ha il suo metodo peculiare. Con Gogol’ si dava attraverso una combinazione di due movimenti: un balzo e una scivolata. Immaginare una botola che si apre sotto i vostri piedi in modo assurdamente improvviso, e una folata lirica che vi trascina in alto per poi lasciarvi cadere con un tonfo nella botola successiva. L’assurdo era la musa preferita di Gogol’ – ma quando dico l’assurdo non intendo il bizzarro o il comico. L’assurdo ha tante tonalità e gradazioni quante ne ha il tragico e, per di più, nel caso di Gogol’ sconfina in quest’ultimo. Sarebbe sbagliato affermare che Gogol’ poneva i suoi personaggi in situazioni assurde. Non si può mettere un uomo in una situazione assurda se l’intero mondo in cui vive è assurdo; non lo si può fare se con “assurdo” si intende qualcosa che provoca una risatina o una scrollata di spalle. Ma se si intende il patetico, la condizione umana, se si intendono quelle cose che in mondi meno inquietanti sono legate alle più alte aspirazioni, alle più profonde sofferenze, alle più forti passioni – allora, la breccia necessaria è lì, e un patetico essere umano perduto nel mezzo dell’irresponsabile mondo da incubo di Gogol’ diventa assurdo per una sorta di contrasto secondario.

Crediti
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