
«Le cose non vengono spiegate da una sola, ma da tutte insieme; nel che non scorgo alcuna differenza»
[…] la fenomenologia si rifiuta di spiegare il mondo, e vuol essere soltanto una descrizione del vissuto. Nella sua affermazione iniziale che non vi è una verità, ma soltanto alcune verità, essa si ricongiunge al pensiero assurdo. Dal vento della sera alla mano che si posa sulla mia spalla, ogni cosa ha la propria verità. È la coscienza che la rende comprensibile, con l’attenzione che le presta. […] non esiste scenario, ma una illustrazione successiva e incoerente. In questa lanterna magica, tutte le immagini sono privilegiate. La coscienza sospende nell’esperienza gli oggetti della propria attenzione; per un suo miracolo essa li isola, e quelli sono, da quel momento, fuori di ogni giudizio. È questa intenzione che caratterizza la coscienza.
L’apparente modestia del pensiero, che si limita a descrivere ciò che si rifiuta di spiegare; […] pretende spiegare soltanto un atteggiamento psicologico, per cui il reale verrebbe esaurito invece che essere spiegato, […] mira a fare una statistica di ciò che non può trascendere. Esso afferma solamente che, in mancanza di ogni principio di unità, il pensiero può ancora trovar la gioia nel descrivere e nel comprendere ogni aspetto dell’esperienza. La verità della quale si tratta allora, in rapporto ad ognuno di questi aspetti, è di ordine psicologico e dà prova soltanto dell’ interesse che può presentare la realtà.
Un ragionamento assurdo. Il suicidio filosofico
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