Una fonte senza un filo di fango

Così narciso aveva deluso costei [la ninfa Eco], così altre ninfe, nate dalle acque o dai monti, così, prima, frotte di maschi. Finché un giorno uno, disprezzato, levò le mani al cielo e disse :Che possa innamorarsi anche lui e non possedere chi ama! Così disse, e la dea Nèmesi assentì a quella giusta preghiera.
C‘era una fonte senza un filo di fango, dalle acque argentate e trasparenti, a cui mai si erano accostati pastori o caprette portate al pascolo sui monti o altro bestiame, che mai era stata agitata da un uccello o da un animale selvatico o da un ramo caduto da un albero. Tutt’intorno c’era erba, rigogliosa per la vicinanza dell’acqua , e una selva che mai avrebbe permesso a quel luogo di essere intiepidito dal sole.
Qui il fanciullo, spossato dalle fatiche della caccia e dalla calura, si getta bocconi, attratto dalla bellezza del posto e dalla fonte, ma mentre cerca di sedare la sete, un’altra sete gli cresce: mentre beve, invaghitosi della forma che vede riflessa, spera in un amore che non ha corpo, crede che sia un corpo quella che è un’ombra.
Attonito fissa se stesso e senza riuscire a staccare lo sguardo rimane immobile come una statua scolpita in marmo di Paro. Disteso a terra contempla le due stelle che sono i suoi occhi, e i capelli degni di Bacco e d’Apollo, e le guance impuberi e il collo d’avorio e la gemma della bocca e il rosa soffuso sul candore di neve, e ammira tutto ciò che fa di lui un essere meraviglioso.

Crediti
 • Publio Ovidio Nasone •
 • Le Metamorfosi •
  • trad. da Vittorio Sermonti •
 • SchieleArt •   •  •

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