Una sola libido
Ha ragione Freud: c’è una sola sessualità. Una sola libido – maschile. La sessualità è quella struttura forte, discriminante, incentrata sul fallo, la castrazione, il nome del padre, la rimozione. Non ce ne sono altre. Non serve a nulla fantasticare di una qualche sessualità non fallica, non barrata, non marchiata. Non serve a nulla, all’interno di questa struttura, voler far passare il femminile al di là della barra e confondere i termini: o la struttura rimane la stessa – tutto il femminile è assorbito dal maschile – o essa sprofonda e non esistono più né femminile né maschile – grado zero della struttura. Ed è proprio quel che accade oggi simultaneamente: polivalenza erotica, potenzialità infinita del desiderio, diramazioni, diffrazioni, intensità libidiche – tutte le molteplici varianti di un’alternativa liberatoria venuta dai confini di una psicanalisi liberatasi di Freud, o dai confini di un desiderio liberatosi della psicanalisi, varianti che si combinano tutte, dietro l’effervescenza del paradigma sessuale, verso l’indifferenziazione della struttura e la sua potenziale neutralizzazione. Per quanto riguarda il femminile, la trappola della rivoluzione sessuale consiste nel chiuderlo in quest’unica struttura, dove è condannato alla discriminazione negativa, quando la struttura è forte, o a un trionfo derisorio nella struttura indebolita. Ma il femminile è altrove, è sempre stato altrove: è questo il segreto della sua potenza. Così come si suol dire che una cosa dura perché la sua esistenza è inadeguata alla sua essenza, bisogna dire che il femminile seduce perché non è mai là dove pensa di essere. Non è dunque neppure in quella storia di sofferenza e di oppressione che gli viene attribuita – il calvario storico delle donne la sua astuzia consiste nel dissimularvisi. Assume uno statuto di schiavitù solo in questa struttura, in cui lo si confina e lo si rimuove, e in cui la rivoluzione sessuale lo confina e lo rimuove ancor più drammaticamente – ma per quale aberrazione complice di cosa, se non appunto, del maschile? ci si vuol far credere che la storia del femminile si riduce a questo? La rimozione è già nel racconto della miseria sessuale e politica delle donne, escluse da ogni altro universo di potenza e di sovranità. C’è un’alternativa al sesso e al potere che la psicanalisi non è in grado di conoscere perché la sua assiomatica è sessuale; questa alternativa, infatti, riguarda una femminilità intesa al di fuori dell’opposizione maschile/femminile – mentre la psicanalisi è maschile per l’essenziale, sessuale per destinazione, e non può essere sovvertita, pena la sua stessa esistenza. La potenza del femminile è appunto quella della seduzione. Il declino della psicanalisi e della sessualità come strutture forti, la loro flessione in un universo molecolare che in fondo è quello della loro liberazione definitiva lascia così intravedere un altro universo parallelo perché esse non si congiungono mai non più interpretabile in termini di rapporti psichici e psicologici, né in termini di rimozione e di inconscio, bensì in termini di gioco, di sfida, di rapporti duali e di strategia delle apparenze: in termini di seduzione – soprattutto non in termini di struttura e di opposizioni distintive, ma di reversibilità seduttrici – un universo in cui il femminile non è ciò che si oppone al maschile, ma ciò che lo seduce. Nella seduzione il femminile non è né privo né dotato di un marchio. E neppure ricerca un’autonomia di desiderio o godimento, un’autonomia di corpo, di parola, o di scrittura che avrebbe perduto (?) non rivendica la propria verità, seduce. La sovranità della seduzione può, certo. Esser definita femminile per convenzione, la stessa che vuole la sessualità fondamentalmente maschile, ma l’essenziale è che questa forma sia sempre esistita – rappresentando il femminile come ciò che non è niente, che non si produce mai, che non è mai là dove si produce (quindi sicuramente in nessuna rivendicazione femminista) – e questo non in una prospettiva di bi-sessualità psichica o biologica, ma di una trans sessualità della seduzione, che tutta l’organizzazione sessuale e la stessa psicanalisi tendono a schiacciare, secondo l’assioma che non esiste altra struttura se non quella della sessualità, un assioma che rende la psicanalisi costituzionalmente incapace di parlare d’altro.


Crediti
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