Una virtù meramente negativa

Una volta mollata l’anima, tutto segue con assoluta certezza, anche nel pieno del caos. Dal principio non fu mai altro che caos: un fluido che mi avviluppava, ed io vi respiravo per branchie. Nei substrati, dove la luna brillava ferma e opaca, era liscio e fecondo; sopra era frastuono e discordanza. In tutte le cose io vedevo subito l’opposto, la contraddizione, e fra il reale e l’irreale l’ironia, il paradosso. Ero il mio peggior nemico. Nulla c’era che volessi fare e potessi anche non fare. Anche bambino, quando nulla mi mancava, io volevo morire; volevo arrendermi perché non vedevo senso nella lotta. Sentivo che nulla si sarebbe provato, sostanziato, aggiunto o sottratto continuando un’esistenza che io non avevo chiesto. Tutti attorno a me erano dei falliti, e se non falliti ridicoli. Specialmente chi avesse avuto successo. Questi poi mi annoiavano fino alle lacrime. Ero comprensivo per chi sbagliava, ma non era la compassione a muovermi. Era una virtù meramente negativa, una debolezza che fioriva alla sola vista della miseria umana. Non ho mai aiutato nessuno aspettandomi che ciò gli facesse del bene, lo aiutavo perché non ero capace di fare altrimenti. Voler cambiare la condizione delle cose a me pareva futile; nulla sarebbe cambiato – ne ero convinto – se non per un mutamento del cuore, e chi può cambiare il cuore degli uomini? Di tanto in tanto un amico si convertiva; roba da vomitare. Non avevo bisogno di Dio, più di quanto Egli avesse bisogno di me, e se un Dio ci fosse, dicevo spesso fra me, andrei a trovarlo calmo calmo e Gli sputerei in faccia. Più seccante il fatto che a prima vista la gente mi prendeva per buono, gentile, generoso, leale, fedele. Forse io possedevo queste virtù, ma soltanto perché ero indifferente: potevo permettermi d’essere buono, gentile generoso, leale e così via, perché ero libero da invidia. L’invidia era l’unica cosa di cui io non fossi vittima. Non mai invidiato nulla e nessuno. Al contrario ho solo sentito pietà per tutti e per tutto. Fin da principio devo essermi addestrato a non desiderare troppo cosa alcuna. Fin da principio sono stato indipendente, ma a modo storto. Non avevo bisogno di nessuno perché volevo essere libero, libero di fare e di dare solo come dettava il mio capriccio. E quando o si voleva o ci si aspettava qualcosa da me, allora io recalcitravo e dicevo di no. Questa la forma che prendeva la mia indipendenza. Ero guasto, in altre parole, guasto in partenza.

Crediti
 • Henry Miller •
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