Uno fa quello che gli altri si aspettano che faccia…
I veri responsabili non sono imputati… prima lo hanno spinto e poi lo hanno lasciato solo a sopportare le conseguenze… Per questo io scelgo di dividerne le responsabilità.

Di nuovo guardò Arnaldo. Quel ragazzo, che al tempo in cui era successo il fatto era ancora un bambino, aveva capito com’erano andate le cose. Possibile che i giudici, che erano persone anziane, non lo capissero? Che non si rendessero conto che Bube era un povero ragazzo senza guida, a cui gli altri avevano fatto quello che avevano voluto?

Considerate un momento, signori giudici: Bube era un ragazzo di diciannove anni… Orfano di padre, non ha mai avuto nessuno che lo consigliasse, che lo guidasse. Va a fare il partigiano: così giovane, si ritrova a maneggiare una rivoltella, un fucile; e quando torna a casa, la gente gli si mette intorno, e lo incita a continuare, gli dice che bisogna vendicare i caduti, che bisogna picchiare, che bisogna uccidere… Che ne sa lui che ora non è più tempo di sparare e di uccidere? Gli dicono: tu devi tener fede al nome che hai preso: non ti sei forse chiamato Vendicatore? Oh, io me ne ricordo bene come andarono le cose su quella maledetta corriera. Lui non avrebbe voluto fargli niente al prete… anzi, avrebbe voluto evitargli le busse. Ma che figura ci avrebbe fatto, di fronte a tutta la gente? Forse che uno fa quello che veramente si sente di fare? No, uno fa quello che gli altri si aspettano che faccia…

Crediti
 • Carlo Cassola •
 • La ragazza di Bube •
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