Nicola Samorì
Le religioni antiche hanno voluto gettare all’origine uno sguardo sul Grande Tutto. Esse non hanno separato il cielo dall’uomo, l’uomo dalla creazione intera, sin dalla genesi degli elementi. E si può dire anche che, all’origine, esse hanno visto chiaro sulla creazione. Il cattolicesimo ha chiuso la porta, come prima aveva fatto il buddismo. Essi hanno volontariamente e scientemente chiuso la porta, dicendoci che non avevamo bisogno di sapere. Ora, io ritengo che noi abbiamo bisogno di sapere e che non abbiamo bisogno che di sapere. Se noi potessimo amare, amare subito, la scienza sarebbe inutile; ma noi abbiamo disimparato ad amare, sotto l’azione di una specie di legge mortale che proviene dal peso stesso e dalla ricchezza della creazione. Siamo immersi nella creazione sino al collo, lo siamo con tutti i nostri organi: i solidi e i sottili. Ed è duro risalire a Dio per la via graduale degli organi, quando questi organi ci fissano nel mondo in cui siamo e tendono a farci credere alla sua esclusiva realtà. L’assoluto è un’astrazione e l’astrazione richiede una forza che è contraria al nostro stato d’uomini degenerati. Nella materia, non vi sono dèi. Nell’equilibrio, non vi sono dèi. Gli dèi sono nati dalla separazione delle forze e morranno alla loro riunione. Non credo alle cose più che a dio, e poi ne ho abbastanza della critica interna che è la sola critica vera e ben pensata. Chi mi opprime di lettere d’elogi si pulisca su di me nei gabinetti, che sono il solo posto in cui l’io si medita e si confessa veramente per quel che è. Là dove si sente la merda si sente l’essere. L’uomo avrebbe potuto benissimo non andare di corpo, non aprire la tasca anale, ma ha scelto di andare di corpo come avrebbe scelto di vivere invece di acconsentire a vivere morto. Dio è un essere? Se lo è, è merda. Se non lo è, non è. Io rinnego il battesimo e la messa. Non esiste atto umano che, a un livello erotico interiore, sia più nocivo della discesa sugli altari del sedicente Gesù Cristo.

Crediti
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