Nudo femminile seduto su un drappo rosso
Tra i libri di Pavese, quello che mi ha commosso di più e ho letto e riletto più volte è proprio Il mestiere di vivere. Del resto, ho conosciuto troppo bene Pavese, e non ho bisogno di leggerlo e sfogliarlo per conoscerlo a fondo. Non siamo stati compagni di liceo perché lui aveva un anno di più. Ma io ho fatto parte del gruppetto di allievi del D’Azeglio, che si riunivano intorno ad Augusto Monti, dopo l’uscita dal liceo e negli anni universitari, per prepararci a diventare uomini di lettere, ciascuno nel campo di studi da lui preferito. Come è stato raccontato altre volte, le riunioni avvenivano ogni mercoledì nel pomeriggio, in un piccolo caffè di una breve via torinese vicino alla stazione. Sono gli anni in cui i più precoci, Ginzburg, Mila e, appunto, Pavese, fanno le loro prime prove di scrittura su riviste come Il Baretti e La Cultura, pre-einaudiana ed einaudiana. Ebbi per qualche tempo con Pavese un rapporto personale, perché, entrato all’Università, avevo cominciato a prendere lezioni d’inglese insieme con mio fratello.

Crediti
 Norberto Bobbio
 Da Il mestiere di vivere di insegnare di scrivere
 SchieleArt •  Nudo femminile seduto su un drappo rosso • 




Quotes per Norberto Bobbio

Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare. E poiché sono in vena di confessioni, ne faccio ancora una, detesto i fanatici con tutta l'anima. I due mali contro cui la ragione filosofica ha sempre combattuto - e deve combattere ora più che mai - sono da un lato il non credere a nulla; dall'altro la fede cieca e il conformismo.

Curiosi pacieri i partigiani della pace. Essi si offrono per ristabilire la pace tra i contendenti, ma dichiarano sin dall'inizio senza alcuna reticenza che dei due contendenti l'uno ha ragione e l'altro ha torto, che la pace si può fare soltanto mettendosi da una parte sola.

La maggior parte degli uomini di oggi non sono tanto atei o non credenti, quanto increduli. Ma colui che è incredulo non è fuori dalla sfera della religione. Lo stato d'animo di chi non appartiene più alla sfera del religioso non è l'incredulità, ma l'indifferenza. Ma l'indifferenza è veramente la morte dell'uomo.  Che cosa fanno oggi i filosofi?

Ho imparato a rispettare le idee altrui, ad arrestarmi davanti al segreto di ogni coscienza, a capire prima di discutere, a discutere prima di condannare. E poiché sono in vena di confessioni, ne faccio ancora una, forse superflua: detesto i fanatici con tutta l'anima.

Mi ritengo un uomo del dubbio e del dialogo. Del dubbio, perché ogni mio ragionamento su una delle grandi domande termina quasi sempre, o esponendo la gamma delle possibili risposte, o ponendo ancora un'altra grande domanda. Del dialogo, perché non presumo di sapere quello che non so, e quello che so metto alla prova continuamente con coloro che presumo ne sappiano più di me.  Elogio della mitezza