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Uno può essere in perfetta sintonia solo con se stesso: non col suo amico, non col suo amante. Le differenze della personalità e del carattere portano sempre con sé una sia pur piccola dissonanza. Perciò la vera, profonda pace del cuore e la perfetta tranquillità dello spirito, che sono, con la salute, i massimi beni terreni, si possono trovare soltanto nella solitudine, e sono uno stato d’animo costante soltanto se uno vive nel più assoluto isolamento. Se il proprio io è grande e ricco, si gode, allora, della condizione più felice che sia dato trovare su questa povera terra. Diciamolo apertamente: per quanto stretti possono essere i legami dell’amicizia, dell’amore, del matrimonio, in fondo si è perfettamente onesti solo con se stessi, e, tutt’al più col proprio figlio. […] Inoltre, quanto più uno ha in sé, tanto meno contano, per lui, gli altri. È come un senso della propria autosufficienza quello che trattiene le persone che hanno un valore, una ricchezza interiori, dall’offrire al commercio con gli altri i consistenti sacrifici che esso richiede, e tanto più dal cercarlo, rinunciando così, visibilmente, a se stessi. La sensazione opposta – quella di non bastare a se stessi – rende, invece, la gente socievole e accomodante: le riesce più facile sopportare gli altri che se stessa. Si aggiunga poi che, nel mondo, ciò che ha veramente valore non viene apprezzato, e che ciò che viene apprezzato non ha valore; ne è prova e conseguenza il fatto che tutti gli uomini di eccezionale valore vivono una vita ritirata. […] Ciò che invece rende socievoli gli uomini è la loro incapacità di sopportare la solitudine, e, in quella se stessi. A spingerli, come verso la società, così a cercare paesi stranieri e a viaggiare, sono il tedio e il loro vuoto interiore. Al loro spirito manca la tensione elastica necessaria a mettersi in moto da solo, e perciò essi cercano di stimolarla col vino, sicché molti di loro finiscono per diventare degli ubriaconi. Perciò appunto hanno bisogno di stimoli esterni, i più forti possibili: di quelli, cioè, che vengono da esseri come loro; senza di essi il loro spirito si affloscia sotto il proprio peso e cade in un deprimente letargo. Si potrebbe anche dire che ciascuno di loro non è che una piccola frazione del concetto di umanità, e, quindi, ha bisogno di molti apporti altrui che ne facciano, in certo qual modo, un’entità umana completa e consapevole di se. Chi, invece, è un uomo completo, un uomo par excellence, costituisce un’unità, non una frazione, e perciò basta a se stesso…

Crediti
 • Arthur Schopenhauer •
 • Aforismi per una vita saggia •
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