⋯ Gabriel Isak ⋯

Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché. I loro desideri hanno le forme delle nuvole.

• Charles Baudelaire •

Jacques Lacan ad un certo punto del suo insegnamento, negli anni 70, ha elaborato la teoria dei nodi dove i tre registri Immaginario – Simbolico e Reale nel loro intreccio sono costitutivi dell’esperienza umana. Non potrò essere esaustiva ma provo a darvi qualche coordinata. In che modo i tre registri sono costitutivi dell’esperienza umana? Dunque…. L’immaginario – è l’ordine della rappresentazione, ognuno costruisce il proprio modo di stare al mondo in rapporto all’immagine con cui il soggetto si identifica. Quindi l’io si costituisce sulle rappresentazioni immaginarie che lo riguardano e queste rappresentazioni non si producono casualmente ma nel rapporto che il soggetto intrattiene con le figure fondamentali della sua vita, con i suoi “altri”. – Il simbolico – È l’ordine del linguaggio. Si nasce immersi nel simbolico, che è il linguaggio, che ci segna sin da subito nei detti parentali: sarà un medico, sarà Maria, sarà Giuseppe. Ci si iscrive simbolicamente in una funzione quando ci si sposa ad esempio, ci si ritrova simbolicamente chiamati a fare le madri o le figlie o i mariti e tutte queste significazioni prendono corpo, incidono sul nostro corpo e si intrecciano con un rappresentazione immaginaria dell’essere madre, figlia, marito.. Sarà nell’intreccio tra simbolico e immaginario che si costruisce la propria realtà. – Lo stesso ordine simbolico culturale ha subito importanti mutazioni che inevitabilmente si producono degli effetti immaginari nella vita delle persone. Con la dimensione immaginaria il soggetto trova negli altri, specchi e punti identificativi,che lo sostengono. E la realtà è fatta di questo tessuto: simbolico e immaginario – Ecco perché la realtà non può essere oggettiva, poiché per ognuno si tratta di un annodamento singolare dei tre registri : simbolico – immaginario – reale. – Prendiamo l’esempio di due persone che si sposano. – Sposandosi si impegnano l’uno verso l’altra, compiono un atto simbolico che si in- scrive nei registri dell’anagrafe. La rappresentazione però dell’essere marito e dell’essere moglie si declina con una propria particolarità che costituirà per lui e lei il loro modo singolare di essere marito e moglie.

⋯ Gabriel Isak ⋯
– E il reale? – Il reale è l’impossibile, ciò da cui non si può dire. Mentre l’immaginario e il simbolico sono aperti alla dimensione del possibile, il reale è fuori senso, cioè fuori dalla presa dell’immagine e del simbolo, il reale è un’effrazione. È l’impossibile da sopportare. – Per tornare alla coppia di prima, l’impossibile da sopportare per qualcuno può essere un tradimento, o l’essere lasciati dal proprio partner e in quel frangente, può succedere di tutto se quell’annodamento tra simbolico – immaginario – reale si sfilaccia – non si annoda più – non trova un modo di riannodarsi, come i drammatici fatti di cronaca testimoniano.

⋯ Gabriel Isak ⋯
– Dicevamo, Viaggio tra simbolico, immaginario e reale….quale viaggio? La lingua italiana non manca di ricordarci come il viaggio diventa metafora dell’esistenza, della vita psichica e della sua dinamica quasi a volersi porre come evidenza stessa del fatto che il mondo esteriore rinvia al mondo interiore. Sono molte le espressioni che richiamano al viaggio e alla dimensione spazio – temporale che rinviano a loro volta a degli interrogativi esistenziali. La parola viaggio stessa deriva dal latino “viaticum”. Viaticum in latino era la provvista necessaria per mettersi in viaggio , e passò più tardi a significare il viaggio steso. “Trovare la propria via” , “l’ultimo viaggio” per dire della morte, “seguire la propria strada”, “perdere la bussola”, sono solo alcune delle molte espressioni che descrivono metaforicamente momenti cruciali della vita dove è in gioco un crocevia, una scelta, un empasse da affrontare.

⋯ Gabriel Isak ⋯
Ci sono poi gli antropologi: la condizione dell’esperienza antropologica è legata al desiderio di confronto e di scoperta di una alterità che si cerca nell’altra società o cultura. Per ciò è necessaria una esperienza spaziale, un tragitto geografico. Quell’alterità che l’antropologo con le sue ricerche sul campo cerca nell’incontro con l’Altro. Ma non tutti siamo antropologi e non tutti siamo come Ulisse che nel canto XXVI dell’inferno dantesco ci ricorda che nulla poteva farlo desistere dal suo desiderio con questi versi:

né dolcezza di figlio, né la pietà del vecchio padre, né ‘l debito amore lo qual dovea Penelopè far lieta,vincer potero dentro a me l’ardore ch’i’ ebbi a divenir del mondo esperto e de li vizi umani e del valore.

Sappiamo anche degli effetti mortiferi che si possono produrre davanti all’alterità: basti pensare al razzismo, alla paura dell’Islam, alle discriminazioni per orientamento sessuale. Dell’alterità in fondo non se ne vuole sapere nulla. L’incontro con l’alterità quando la dimensione immaginaria è andata in frantumi e quella simbolica è stata strappata da un buco di reale che fa trauma può assumere valenze di mostruosità e causare molta angoscia. Basti pensare alle rotture amorose quando si resta basiti e stupiti davanti a qualcosa di inatteso, inimmaginabile che ci fa sentire completamente estranei. Si può certamente accogliere questa estraneità, ma come la vita ci insegna spesso ciò si trasforma in un impossibile che causa angoscia, rotture, sofferenza. Il reale si presentifica come un impossibile. Lacan nel seminario VII dedicato all’etica della psicoanalisi, farà emergere la dimensione del Reale, come pura traumaticità che incombe sul soggetto e sul suo rapporto con la realtà, mostra quel vuoto originario ed incolmabile con il quale ogni essere umano si trova a rapportarsi. È il vuoto di Das Ding, termine ripreso da Freud, che indica quel nucleo originario e costitutivo dell’Io che risulta inaccessibile. La Cosa rappresenta, dunque, un oggetto perduto di un primo soddisfacimento originario. Accarezzare il vuoto, smembrarlo, girarci intorno, guardarci dentro, connetterlo, dargli vita, vigore, forza. Dall’arte, all’angoscia del reale, sino al confronto con il pensiero orientale, inspirato da alcuni viaggio in oriente, Lacan ha saputo declinare il vuoto, osservarlo da diverse angolazioni, fino a riconoscergli un ruolo costitutivo nella formazione di ogni soggetto. Nella lezione del 10 Febbraio 1960 del Seminario VII. L’etica della psicoanalisi introduce il termine extimità quando dice:

[…] questo luogo centrale, questa esteriorità intima, questa extimità, che è la Cosa[…]

Dunque l’extimità -ciò che c’è di più estraneo e allo stesso intimo in ognuno di noi di cui non se ne sa nulla e di cui non se ne vuole sapere nulla. Il termine extimità mette insieme il concetto di estraneità e di intimità condensandoli in una sola parola. È un concetto molto complesso e non potrò dirne abbastanza qui, ma è un concetto cruciale che riguarda ciò che c’è di più determinate in ogni esperienza umana. Ciò che ci determina, senza saperlo, è quel vuoto strutturale e trascorriamo tutta la vita nell’affanno di cercare di bordarlo, poiché sostarvi a lungo ha a che fare con l’impossibile. L’extimità non ha a che fare con qualcosa di piacevole, per certi versi ha a che fare con un punto di orrore che ci riguarda di cui non vogliamo saperne.

Il viaggio: un partire da me, un infinito di distanze infinite e un arrivare a me.

• Antonio Porchia •

⋯ Gabriel Isak ⋯

Crediti
 • Mary Nicotra •
 • Pinterest • Gabriel Isak  •  •

Similari
Il caso Nietzsche
659% ArticoliFilosofiaGianni Vattimo
Nietzsche, accompagnato dalla sua cattiva reputazione di pensatore dei nazisti, fu poi riconsiderato, agli inizi degli anni ’60 del ventesimo secolo, da quel movimento che prese il nome: Nietzsche-Renaissance o il rinascimento nietzscheano, e soprattutto ⋯
Dall’autorganizzazione alla comunizzazione
362% ArticoliPolitica
Designare la rivoluzione come comunizzazione è dire questa cosa abbastanza banale, che l’abolizione del capitale è l’abolizione di tutte le classi, compreso il proletariato, e non la sua liberazione, il suo ergersi a classe dominante che organizza la soci⋯
Sapere di non essere
342% IneditiSergio Parilli
Ho rivisto finalmente a Julián. Veniva da altri mondi non sconosciuti per lui, visto che è riuscito a tornare senza bussola. Non era tenuto a tornare, anche perché se stava bene dove era arrivato poteva restarci in eterno, visto che era previsto un viaggi⋯
La scrittura delle donne
309% ArticoliCixous HélèneSocietà
Héléne Cixous rilegge il saggio di Freud sulla Testa di Medusa per rivendicare il potere dell’écriture feminine, della scrittura femminile. Da terrificante e mostruosa, Medusa si trasforma in una figura sorridente e sovversiva in grado di destabilizzare l⋯
Il mercantile
282% IneditiSergio Parilli
Magari è troppo presto, ma i sognatori, hanno sempre lo sguardo perso, sicuramente piacevole nei loro pensieri e sorridono… ma, anche se sono solo due righe con due soli sostantivi, l’emozione è sempre la stessa per il poeta. Siamo nel periodo di un’attra⋯