Il sociale, il civile e il politico
VII/XX Tesi di politica
Se il privato e il pubblico sono gradi di intersoggettività, il sociale, il civile e il politico sono gradi di istituzionalità di azioni o sistemi del campo politico.
La politica ha a che vedere essenzialmente con il sociale – benché erroneamente H. Arendt lo neghi. In ultimo termine, gli obiettivi del contenuto, la materia della politica sono la soddisfazione delle rivendicazioni sociali (passate e già istituzionalizzate nel loro compimento, o future e ancora non risolte, da dove procede la necessità delle trasformazioni istituzionali). Il sociale è l’ambito, o sottocampo, del campo politico attraversato dai campi materiali (ecologico, economico, culturale, ecc. posti in azione dai Nuovi Movimenti Sociali) che, quando gli attori prendono coscienza delle loro rivendicazioni non compiute, produce la crisi (appare il problema sociale). La politica deve risolvere questo problema sociale.
Il civile, da parte sua, ha due significazioni erronee. In primo luogo, il civile è il non-politico. In questo caso il soggetto è attore in altri campi pratici. In certa maniera la distinzione moderna dello stato di natura, indicava che l’attore politico aveva un prima e un fuori del campo politico – non è soltanto cittadino. In secondo luogo, il civile si distingue dal politico per il suo grado di sistematicità istituzionale politica. È il soggetto che nel campo politico non è rappresentante nel sistema politico. In questo caso parleremmo di Società Civile (o Stato ampliato di Gramsci) e di Società Politica (o Stato in senso ristretto). Lo Stato civile o lo Stato politico, nelle filosofie moderne fino al secolo XVIII (da Hobbes fino a Kant) avevano lo stesso significato, e tendevano a significare l’ambito dello Stato (il Leviatano).
Il politico, in relazione al sociale e al civile, è, da parte sua, la stessa Società civile (che per Gramsci significa un livello di grande importanza politica, includendo la cultura e istituzioni, in altre classificazioni civili, come università private, mezzi di comunicazione, alcune comunità religiose, ecc.). In questo senso ogni cittadino è un attore politico. Ma, in senso ristretto, il politico potrebbe riservarsi per il livello più alto istituzionale della potestas, grazie a queste mediazioni i rappresentanti eletti possono esercitare in forma delegata il potere (la Società politica o lo Stato, il loro governo e le loro burocrazie).

Le istituzioni politiche in generale
José Clemente Orozco ⋯ José Clemente Orozco

In certa maniera l’azione politica è un momento puntuale, contingente, perituro. Con la ripetizione nel tempo e la sistematizzazione del campo politico le azioni si depositano, si coagulano in istituzioni (la cui totalità abbiamo denominato la potestas, che non è lo Stato, che accumulano quanto raggiunto dalle azioni strategiche e sono condizioni di azioni future. Le istituzioni sono condizioni condizionate condizionanti – come si esprimeva Marx a proposito della produzione nei Grundrisse.
Per l’anarchico estremo ogni istituzione è sempre repressione, oppressione, ingiustizia. Per il conservatore ogni istituzione è perenne e intoccabile. Per una politica realista e critica le istituzioni sono necessarie, benché mai perfette; sono entropiche e per questo sempre arriva il momento nel quale devono essere trasformate, cambiate o annichilate.
C’è come una diacronia delle istituzioni o gradi di compimento delle loro funzioni. a] Alla loro nascita, le istituzioni rispondono alle rivendicazioni negate e per questo organizzano lo sviluppo della vita o la legittimità. Sono discipline o limiti (le dighe di Machiavelli) di ogni azione efficace. b] Nell’epoca classica, di equilibrio, le istituzioni compiono la loro funzione adeguatamente, ma cominciano a produrre un peso inerte che tende a perpetuarsi non funzionalmente. c] Nella crisi istituzionale, l’istituzione diventa burocratica, autoreferente, oppressiva, non funzionale. È necessario trasformarla o sopprimerla. Il feticismo istituzionale è un attaccarsi all’istituzione come se fosse un fine in sé.
Sigmund Freud pensava che la cultura era la postergazione del desiderio, nel senso che il desiderio di dormire, per esempio di un contadino, deve essere disciplinato per interromperlo, postergarlo all’alba per lavorare nei campi. Il dolore del risveglio compensa, tuttavia, la fame del raccoglitore di radici o del cacciatore. La disciplina dell’agricoltore è un certo dolore; ma il dolore della fame di colui che deve, senza sicurezza, cercare per tutto il giorno cibo è maggiore. L’istituzione dell’agricoltura posterga il desiderio di mangiare tutti i semi (lasciandone alcuni per la semina dell’anno successivo), il desiderio di dormire più tempo, il desiderio di vagare sulla pianura del nomade, ecc. Ma questa disciplina (che M. Foucault sembrerebbe condannare) è utile per la vita e necessaria per migliorarla qualitativamente. È il momento a] dell’istituzione. Ma quando il dolore che produce l’istituzione (specialmente quando è di dominazione o oppressione, come nel caso dello Stato liberale che obbliga i lavoratori del capitalismo a rispettare un sistema di diritto che li limita, che li opprime affinché compiano il piacere dell’altro) non ricompensa della soddisfazione che produce, indica che è arrivato il momento della sua trasformazione.
Ci sono almeno tre sfere di istituzionalità politica. 1] La conducente alla produzione, riproduzione e miglioramento della vita dei cittadini. È il contenuto di ogni azione politica e per questo la denomineremo materiale. In questo caso il campo politico si incrocia con i campi ecologico, economico, culturale, ecc. 2] La sfera delle istituzioni che garantiscono la legittimità di tutte le azioni e istituzioni restanti di ogni sistema politico. È la sfera formale o procedurale normativa. Si incrociano adesso i campi del diritto, dei sistemi militari, polizieschi, carcerari, ecc. 3] La sfera della fattibilità politica, dove le istituzioni permettono di eseguire i contenuti dentro i confini della legittimità (in ultimo termine è l’amministrazione dello Stato, ma include molte altre istituzioni della Società civile e del sociale).

Le istituzioni politiche della sfera materiale. Fraternità
Xulio Formoso ⋯ Ernesto Cardenal

Per il liberalismo la politica non si occupa dell’economico (è il laissez faire), perché questo campo gode di una logica tanto complessa che è meglio non porre mano umana (la mano divina è sufficiente per produrre nel mercato l’equilibrio dovuto). Lo Stato minimo di un R. Nozick riduce anche la politica al minimo (è un anarchismo di destra). È la piena libertà individuale economica (postulato ideale della modernità).
Per il marxismo standard, l’economico deve essere completamente pianificato a partire dagli organi politici. Si tenta così una piena razionalizzazione anticipata dell’economia senza mercato (altro postulato ideale pieno della modernità). Lo Stato pianificato finisce per eliminare la politica (poiché sparisce la sfera della legittimità democratica, l’intervento autonomo e libero dei cittadini, la discussione razionabile delle opzioni per arrivare ad accordi che obbligano soggettivamente all’adesione al consenso compartito). La pretesa della piena pianificazione riduce la politica all’amministrazione (ragione strumentale), e distrugge l’istituzione del mercato, che benché non produca mai equilibrio (e per questo è necessario un certo intervento strategico, intelligente e minimo di pianificazione democratica), è tuttavia necessaria.
In primo luogo, il campo politico (e i suoi sistemi) sono sempre attraversati dal campo ecologico (e dai suoi sistemi). Fino a poco tempo fa la politica non aveva scoperto la propria responsabilità ecologica. In realtà è la sua funzione essenziale, dalla sua origine. La politica è un’attività in funzione della produzione, riproduzione e miglioramento della vita. Oggi, principalmente il sistema economico (al suo livello tecnologico) sta ponendo in crisi la possibilità della semplice vita nuda (per cambiare il senso dell’espressione di G. Agamben). La previsione della permanenza della vita della popolazione di ciascuna nazione nell’umanità che abita il pianeta Terra è la prima ed essenziale funzione della politica. Il criterio di sopravvivenza deve imporsi come il criterio essenziale di tutto il resto. Un’umanità estinta ovviamente annichilirebbe il campo politico e tutti i suoi sistemi possibili. È la condizione assoluta del resto, e tuttavia non si ha coscienza normativa della sua gravità. Si devono creare le istituzioni pertinenti.
In secondo luogo, il campo politico è sempre incrociato dal campo economico (e i suoi sistemi). Di questo si ha avuto sempre coscienza, a partire dai sistemi schiavistici, di irrigazione, di scambio mercantile e di agricoltura della Mesopotamia, del fecondo Nilo dell’Egitto, dei fiumi Indo e Giallo, i laghi Tezcoco o Titicaca. Tutti i sistemi politici ebbero coscienza dell’importanza condizionante dell’economia. La politica deve condurre al bene comune le attività di un sistema concreto del campo economico. Non si deve confondere il campo economico con il sistema economico capitalista, uno dei possibili, finito e che, necessariamente, avrà una fine e sarà rimpiazzato da altri più efficaci per la sopravvivenza dell’umanità. Per il momento, è necessario scoprire le relazioni tra entrambi i campi e sistemi. Il sistema politico liberale nacque come condizione del campo capitalista in Inghilterra, come abbiamo già indicato. Sono possibili altri sistemi in entrambi i campi, si rendono necessari scoprendo i catastrofici effetti negativi non intenzionali del sistema economico attuale. La politica ha la sua responsabilità.
In terzo luogo, il campo politico è inevitabilmente attraversato dal campo culturale (e dai suoi sistemi e sottosistemi, includendo i religiosi). Questo aspetto fu molto trascurato dalla sinistra, che diede prevalenza assoluta all’economico. In questo inizio del 2006, il presidente indigeno della Bolivia, Evo Morales, ha definito i suoi progetti politici come una Rivoluzione culturale. E certamente lo è stato. L’inclusione dell’identità culturale dei popoli, affermando la loro differenza, la loro diversità, è stata risaltata dalla Rivoluzione sandinista (grazie a un Ernesto Cardenal), dalla Rivoluzione zapatista (per l’esaltazione della cultura maya), e dai cocaleros, già nominati, della Bolivia. La dimensione della narrativa e i riti religiosi devono essere inclusi egualmente come aspetti costitutivi centrali delle culture ancestrali (il cosiddetto nucleo etico-mitico di P. Ricœur). Allo stesso tempo, l’antica critica dell’ideologia ha assunto il senso di una critica delle teologie (dal suggerimento di C. Schmitt, ma principalmente di F. Hinkelammert in America Latina, e tenendo conto dell’importanza politica della teologia della liberazione come narrativa che fonda la prassi del popolo, come critica dei fondamentalismi cristiano, ebraico, mussulmano).
Le istituzioni politiche devono sapere rispondere alle rivendicazioni di questi campi materiali, e hanno la responsabilità di una certa conduzione e ordinamento di tutti questi campi. Tutti gli Stati non hanno invano segreterie o ministeri dell’Ambiente, dell’Economia (con l’emissione di denaro, dogane, tesorerie, banche di Stato, ecc.), dell’Educazione, a volte della Cultura, della Religione, ecc., cioè la politica interviene in tutti i campi materiali in quanto politica, e non come attore che potrebbe sviluppare funzioni specifiche di ciascun campo materiale.


Indice


XII/XX Tesi di Politica
Volontà-di-vivere degli esclusi. Totalità ed esteriorità
Il consenso critico dei negati
L'efficacia dei deboli. Hypotentia delle vittime in 'stato di ribellione'

XIII/XX Tesi di Politica
Principi politici critici
Il principio materiale liberatore, esigenza di affermazione e aumento della vita comunitaria
Le dimensioni ecologica, economica e culturale del principio critico materiale della politica

XIV/XX Tesi di Politica
Il principio critico-democratico
Il principio di liberazione strategica
La nobile funzione della politica

XV/XX Tesi di Politica
Utopia, paradigmi o modello possibile, progetto, strategia, tattica, mezzi
Organizzazione dei nuovi movimenti sociali e lotta rivendicativa
Organizzazione dei partiti politici progressisti

XVI/XX Tesi di Politica
Crisi di egemonia
Coazione legittima, violenza e prassi di liberazione
Costruzione della nuova egemonia

XVII/XX Tesi di Politica
Entropia e trasformazione istituzionale
Riforma, trasformazione, rivoluzione
I postulati politici come criteri di orientamento nella trasformazione

XVII/XX Tesi di Politica
Trasformazioni ecologiche. La 'vita perpetua'
Trasformazioni economiche. Il 'Regno della libertà'
Trasformazioni culturali

XIX/XX Tesi di Politica
Il postulato della 'pace perpetua'. Responsabilità con gli esclusi: l'alterità
Trasformazione del sistema del diritto. I nuovi diritti e il Potere giudiziario
Democrazia rappresentativa articolata con la democrazia partecipativa
Il 'diritto all'informazione veritiera' e la mediocrazia

XX/XX Tesi di Politica
Il postulato della 'dissoluzione dello Stato'
La trasformazione dello Stato. Il potere civico, il potere elettorale e la società civile. L'esercito difensivo
Governabilità e liberazione. Qualcosa di più sulla pretesa critico-politica di giustizia

 
Crediti
 • Enrique Dussel
 • Venti tesi di politica
 • trad. Antonino Infranca
 • Pinterest •   • 

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