Sfera 'formale' della legittimità democratica
VIII/XX Tesi di politica

Chiamiamo formale questa sfera perché si tratta della forma o procedimento che si deve usare affinché l’azione o l’istituzione (e le decisioni che sono sotto entrambe) siano legittime. Ciò che in etica è valido è sussunto in politica come legittimo. Affinché queste mediazioni pratiche siano legittime è necessario, idealmente, che tutti i cittadini possano partecipare in qualche maniera simmetricamente con ragioni (non con violenza) alla formazione del consenso, negli accordi che si prendono. In questo senso la sfera della legittimità è la stessa della ragione pratica discorsiva – in un senso prossimo a quello di K. 0. Apel o di J. Habermas. La legittimità rinforza, quindi, il momento dell’unità delle volontà con il consenso.
Negli ultimi cinquemila anni (almeno dalle città fenicie del Mediterraneo orientale), le comunità politiche hanno inventato istituzioni che permettessero di creare le mediazioni tra la comunità politica come un insieme e i governanti che, necessariamente, sono molti meno. La rappresentazione, la discussione regolamentata con votazioni e altri strumenti in organi che decidono e dettano le leggi, l’apparizione di codici dove si cominciano a stipulare comportamenti definiti che possono ricevere premi o castighi, la formazione di corpi quasi-polizieschi che possono arrestare i trasgressori, la vigenza di giudici con l’autorità di giudicare, il superamento della legge barbara del taglione, il selvaggio occhio per occhio – precedente a ogni legge e frutto della vendetta e il farsi giustizia con le proprie mani – fece sorgere lentamente sistemi istituzionali di legittimazione.
Dai diversi sistemi di governo (la monarchia o le repubbliche) si andò lentamente decantando la democrazia come l’unico fattibile per ottenere legittimità. Oggi, ciò di cui si tratta è di determinare o migliorare i diversi tipi di democrazia la democrazia repubblicana, liberale, socialdemocratica, dello Stato del benessere, populista degli Stati post-coloniali, ecc.. I diversi sistemi democratici empirici sono sempre concreti, inimitabili in blocco da altri Stati e sempre migliorabili. La democrazia è un sistema perpetuamente incompiuto.
La democrazia non è solamente un’istituzione con procedimenti (una semplice forma per arrivare al consenso), bensì è normativa. Il fatto di tentare sempre una maggiore simmetria e partecipazione dei cittadini – mai perfetta, sempre perfettibile – non è soltanto un comportamento esterno o legale come farebbero pensare certi testi di I. Kant, bensì un’obbligazione soggettiva del cittadino che in comunità ha promulgato certe leggi per fissare ciò che deve operare e, allo stesso tempo, ciò a cui deve obbedire lui stesso (lei stessa), per aver partecipato per principio a questa discussione. Pacta serranda sunt i patti si devono compiere. Colui che ha stipulato un patto è, per definizione, colui che deve realizzarlo, e sarebbe una contraddizione preformativa se disponesse qualcosa per gli altri, e ugualmente se decidesse di non realizzarlo. L’obbedienza alla legge non è esterna (puramente legale o di procedura), è soggettiva, normativa, perché l’attore politico che è sovrano dettando la legge deve essere obbediente nel suo compimento. L’esercizio delegato del potere obbedienziale, da parte sua, rispetta anche la legge, ma ancora più obbligatoriamente deve obbedire alla comunità perché è il suo rappresentante.

Il sistema del diritto e lo 'Stato di diritto'. Eguaglianza
French Revolution Rebel
Il sistema di legittimità politica ha un momento centrale referenziale: il sistema del diritto in senso ampio.
Quando il potere indifferenziato (potentia) decide di organizzarsi istituzionalmente, l’esercizio delegato del potere si determina in primo luogo come potere istituito (potestas) che, riguardo a una possibile Costituzione, pone se stesso come potere costituente (che si concreta come Assemblea costituente). La Costituzione (che deve rendere effettivi i diritti umani) stabilisce necessariamente da parte sua un organo che dovrà dettare le leggi. Così nasce il potere legislativo che promulga costituzionalmente e attualizza permanentemente il sistema del diritto. Da parte sua, il potere giudiziario interpreta il sistema del diritto e lo applica ai casi singoli, risolvendo i conflitti che si presentano nella comunità politica. Tutti i livelli indicati, e diventati, inoltre, abitudine stabile, consensuale e in ultima istanza normativa, creano nella comunità uno Stato di diritto. Lo stesso potere esecutivo che entrerebbe dentro la sfera della fattibilità agisce legittimamente e amministrativamente dentro il quadro legale (del diritto). Il potere elettorale da parte sua fissa i requisiti e le liste dei candidati, e giudica la legittimità di tutti i processi elettorali, di tutti i poteri restanti e di tutte le istituzioni (politiche e civili, se lo richiedono queste ultime. Il potere civico è l’ultima istanza di controllo (che dovrebbe essere il culmine di tutto un procedimento permanente di partecipazione dei membri di base della comunità) di tutti gli altri poteri e istituzioni. Tutto questo esige una descrizione molto dettagliata che dovrà studiarsi in futuro.
Da parte sua, la Rivoluzione borghese del 1789 propose un postulato procedurale-normativo: l’eguaglianza. Tuttavia, empiricamente, sarà impossibile implementarlo, ma non solo per l’impossibilità intrinseca di ogni postulato, bensì che, appoggiandosi di fatto sul campo economico nel sistema capitalistico, invece di situare i cittadini sempre più simmetricamente, nel corso dei due secoli della sua formulazione, le asimmetrie sociali crebbero immensamente, per il che l’eguaglianza non è riuscita, il che pone in dubbio la legittimità stessa della democrazia liberale, moderna, borghese. La polizia è in ultima istanza l’istituzione che rende effettivo il monopolio della coazione legittima.
Le istituzioni della 'fattibilità politica'. La società civile e politica. Libertà e governabilità
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Le istituzioni in quanto tali sono mediazioni di fattibilità. Rendono possibile (factibles) usare mezzi appropriati per compiere i fini assegnati – sarebbe esercizio della ragione strumentale o strategica, nel senso di M. Weber o M. Horkheimer. Ma, in maniera più ristretta, nel campo politico, e in ogni sistema politico, sono necessarie istituzioni non soltanto materiali (per riprodurre e aumentare la vita del cittadino) o di legittimità (per operare dentro il consenso mutuamente accettato), bensì egualmente strumenti amministrativi che permettano di realizzare i fini delle altre due sfere (la materiale e la formale). Questa è la sfera della fattibilità politica.
Per esempio, senza un sistema di riscossione di tasse (imposte) non è possibile finanziare tutte le istituzioni politiche. Un paese immensamente ricco, tecnicamente ed economicamente parlando, avrà più risorse che uno povero. La politica del primo avrà più possibilità (fattibilità) di realizzare i propri fini. Abbiamo visto che la fattibilità è una delle determinazioni del potere in quanto tale. Se non c’è fattibilità strumentale o amministrativa (che include egualmente, per esempio, una forza militare difensiva e popolare) questa comunità non ha potere sufficiente per essere governabile.
Le microistituzioni della fattibilità politica, i cui fini pubblici sono particolari, sono tutte le istituzioni della società civile anche scuole private, comunità religiose, mezzi di comunicazione, ecc., e le associazioni sociali che superano il recinto del meramente sociale e penetrano nell’ambito propriamente politico dello Stato per adesso in senso ampliato secondo A. Gramsci.
La macroistituzione della fattibilità è la società politica o lo Stato (in senso ristretto), i cui fini universali inglobano tutta la comunità politica, e ha avuto una lunga istituzionalizzazione durante gli ultimi cinque millenni – Samir Amin indica che in Egitto lo Stato esiste da almeno cinquemila anni, dalla prima dinastia faraonica, con le sue classi dominanti, sistema di tributi, scrittura che permetteva di conservare la memoria degli avvenimenti, di codici legali, ecc. Enrique Florescano (2004) mostra egualmente l’antichità dello Stato nel mondo maya, per esempio, intorno alla figura teogonica dei re – Formano parte dello Stato i cinque poteri già indicati, la polizia, l’esercito, le istituzioni di educazione pubblica, certe imprese dello Stato, eccetera.
Tutta questa struttura del sistema politico fa diventare governabile la vita politica entro il campo politico. La governabilità è una virtù di un sistema, che in principio è ambigua. Senza governabilità non c’è vita politica; con una governabilità feticizzata non c’è neanche vita politica stabile a lungo termine. L’espressione governabilità della democrazia può essere intesa come un’espressione cinica (Come quando un membro del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti dichiara che H. Chávez può essere eletto maggioritariamente, annotando che lo stesso accadde con A. Hitler. L’Impero si arroga il diritto di qualificare ogni processo democratico. Se l’eletto è sottomesso alla Volontà esterna del Potere, è dichiarato veramente democratico; se risponde al popolo esercitando con obbedienza il potere – e non obbedendo all’Impero di turno – non è democratico.; nel senso che la legittimità democratica non è l’ultima istanza del giudizio, bensì che esisterebbe un valore superiore, che non è più quello della comunità politica stessa, bensì quella del potere straniero, metropolitano, imperiale, militarmente potente.
In questa sfera si situa il postulato borghese della libertà il principio primo di J. Rawls. Questa facoltà (e diritto) permette al cittadino di operare con autonomia e senza legami, scegliendo il meglio. Tuttavia, e nuovamente, la povertà, per esempio, impedisce ai cittadini bisognosi il problema sociale di operare liberamente, perché non hanno possibilità oggettiva di intervenire nella vita pubblica, perseguitati dalla vulnerabilità quotidiana.
Nelle sfere della legittimità democratica e della fattibilità, l’opinione pubblica gioca una funzione insostituibile. L’opinione pubblica penetra nella totalità del corpo politico, essendo il momento ermeneutico (interpretativo) di tutti gli altri aspetti della vita del campo politico; da lì la sua centralità ontologica: è come una precomprensione prediscorsiva del politico – Ciò che le immagini televisive determinano come cattivo o ingiusto che è sempre una certa interpretazione si impone allo spettatore come la realtà stessa. Il miglior politico può essere completamente distrutto dai mezzi di comunicazione. – (che non può lasciarsi senza regolamentare giuridicamente in mano alle transnazionali private degli affari delle notizie e della diversione). La politica come spettacolo, e non come partecipazione e come cultura nella quale si deve educare il popolo, è la corruzione politica dell’informazione alla quale ci conduce la mediocrazia il potere politico feticizzato del denaro penetra tutti gli interstizi dei sistemi politici, rovesciandoli: ponendoli al servizio del potere come dominazione. La comunità politica può essere alienata.

Crediti
 • Enrique Dussel •
 • Venti tesi di politica •
 • trad. Antonino Infranca •
 • Pinterest •   •  •

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