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La tradizionale dottrina liberale sostiene che i cittadini sono sovrani e che lo Stato esiste per servire i loro specifici scopi. Davanti alla pressione popolare per realizzare una riforma sociale dello Stato, il neoliberismo propugna che tutto ciò che lo Stato deve garantire è la pace, l’ordine e la tutela dei diritti, riferendosi al termine “diritto” quasi esclusivamente al diritto di proprietà ed a una molto limitata nozione di uguaglianza d’opportunità. Sembra così che i concetti di “pace e ordine” facciano riferimento alle responsabilità dello Stato di prevenire attacchi esterni o d’intervenire laddove i suoi interessi possono essere minacciati, o di garantire un accesso vantaggioso per materie prime e merci, oltre a prevenire insurrezioni interne e violazioni della legge, in particolare, le violazioni della proprietà e dell’onore. Al di là di questo, no sarebbe funzione dello Stato procurare la felicità delle persone. Lo Stato Sociale è visto pregiudizialmente come un mezzo per un uso perverso dell’apparato statale per espropriare i beni ai cittadini ricchi, benestanti, prosperi, virtuosi, rispettabili, istruiti e sani, al fine di distribuirli alla classe di individui che non sono riusciti a soddisfare i loro desideri e che non hanno dato per scontato che il loro stato è la giusta misura o merito della loro capacità e della loro particolare traiettoria nell’esercizio del loro diritto di proprietà sottoutilizzate.

Nonostante si opponga frontalmente allo stato del Benessere e alla regolamentazione industriale, il neoliberismo incorre in flagranti eccezioni in materia di sussidi e benefici per l’industria e il commercio. Il neoliberismo predica che qualsiasi guadagno che non arrivi dal libero esercizio delle attività imprenditoriali compromette la produttività e per questo motivo respinge i progetti di sviluppo statale, come la costruzione di infrastrutture, crediti d’investimento, la promozione dell’occupazione, della formazione o della qualità della vita, e qualsiasi altra misura interventista, tra le quali è particolarmente riprovevole la regolamentazione statale delle tariffe. Tuttavia, omette sul fatto della concentrazione coperta dei prezzi, o sul costo dei disastri ambientali e sulle politiche di sostegno per l’imprenditorialità all’interno o all’esterno dello spazio giurisdizionale. Ma soprattutto, ed è questo ciò che stiamo assistendo oggi, il neoliberismo ingoia senza eccessive difficoltà il fatto che lo Stato e il vituperato Corpo Sociale devono assumersi il costo delle assurdità e fuorvianze che il suddetto modello economico degenera.

Crediti
 • Anonimo •
  • Traduzione: El Araucano •
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